La variante Delta continua l'avanzata. Anche se sarebbe più giusto definirla l'espansione. La ex mutazione indiana del Covid-19 sta costringendo tutti a non abbassare la guardia e adesso è tornata a colpire nella nostra provincia con altri quattro contagi: due ad Aprilia, uno a Formia e uno a Cori. La conferma è arrivata ieri dall'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma che ha subito informato la Asl di Latina sui risultati degli ultimi tamponi inviati al Servizio Regionale per l'Epidemiologia, Sorveglianza e controllo delle Malattie Infettive (Seresmi) per il sequenziamento. I molecolari che preoccupavano di più erano quelli relativi al cluster amicale di Aprilia, con link di un ragazzo tornato da una vacanza a Barcellona (nella città catalana la mutazione indiana ha preso il sopravvento costringendo le istituzioni a ripristinare il coprifuoco), e infatti due dei nuovi quattro casi sono da addebitare proprio al "cluster spagnolo".

La variante Delta, inutile girarci intorno, fa paura e ad ogni latitudine. I casi stanno aumentano vertiginosamente, giorno dopo giorno, e in Italia sono arrivati a superare soglia 2.500. In questo senso è Walter Ricciardi, ordinario di Igiene generale e applicata all'Università Cattolica e consigliere scientifico del Ministro della Salute, a fare il punto sulla mutazione che, di fatto, è il nuovo volto del Covid: «Dobbiamo accelerare la vaccinazione, vaccinare tutti i soggetti al di sopra dei 12 anni, in attesa che le prove sperimentali ci confermino anche la possibilità di vaccinare i bambini - ha spiegato Ricciardi -. Questo perché se la variante di Wuhan aveva un indice medio di riproduzione di circa 3, la Variante Delta ha un indice di 7: significa che, mediamente, un soggetto può contagiarne altri 7».
L'unica possibilità per fronteggiare questa variante contagiosissima, dunque, è vaccinare anche i bambini e raggiungere una protezione del 90-95%. «E' solo con queste proporzioni che potremo avere un'immunità di popolazione - ha sottolineato Ricciardi -. La variante Delta buca persino il doppio ciclo, nel senso che conferisce una certa protezione contro la malattia grave e l'ospedalizzazione, ma purtroppo nel 30%-35% dei casi determina infezione persino nei soggetti che hanno doppia vaccinazione, quindi figuriamoci con una sola. Il vantaggio è che vaccinandoti non hai condizioni critiche. Ma l'infezione è possibile - conclude Ricciardi -: bisogna quindi fare test e tracciamento. La necessità di queste misure deriva dal fatto che più esitiamo, più lasciamo la possibilità al virus di selezionare varianti che bucano il vaccino non solo per l'infezione, ma anche per la protezione».