Condanna a sei anni di reclusione per Raffaele Russo, consulente commerciale originario di Napoli ma residente a Latina, coinvolto nell'operazione Home Banking condotta dalla Guardia di Finanza e arrestato un anno fa insieme ad altre persone la cui strada giudiziaria è stata diversa. La sentenza è stata emessa dal giudice del Tribunale Pierpaolo Bortone che ha accolto la prospettazione dell'accusa e del pubblico ministero Marco Giancristofaro. Il magistrato inquirente nel corso dell'udienza dello scorso giugno aveva chiesto per l'imputato la pena di otto anni. L'uomo, difeso dagli avvocati Giancarlo Vitelli e Alessia Righi, ha beneficiato della riduzione di un terzo della pena sulla scorta della scelta del rito in base agli elementi che erano stati raccolti in fase di indagini preliminari. In aula aveva negato le accuse sostenendo di essere estraneo agli addebiti. Russo era stato arrestato dai militari di Pazzo Emme nel corso di una inchiesta su una frode fiscale che coinvolgeva alcuni professionisti pontini.

Il ruolo del 45enne - secondo l'accusa - era centrale, gli inquirenti hanno ipotizzato infatti che non solo gestiva il flusso di clienti e procacciava gli imprenditori indebitati, ma gestiva anche il flusso dei ricavi.

La Finanza aveva scoperto un vero e proprio «meccanismo fraudolento insidioso per gli interessi erariali realizzato da uno studio di consulenza fiscale e commerciale risultato in un secondo momento privo dei prescritti requisiti abilitativi», avevano osservato gli investigatori. L'operazione era scattata la mattina del 7 luglio del 2020 ed aveva portato anche a una serie di sequestri per ripianare le imposte evase, per un totale sei milioni e mezzo di euro di disponibilità economiche e patrimoniali.

I reati contestati a vario titolo sono quelli di associazione per delinquere, indebita compensazione, impiego di beni di provenienza illecita ed esercizio abusivo della professione. L'inchiesta scattata su input della tenenza di Sabaudia della Guardia di Finanza aveva permesso di ricostruire un sistema che sembrava ben collaudato.

In fase di indagini preliminari e durante l'interrogatorio di garanzia, Russo aveva detto che non c'entrava niente con le accuse e che ha una società di consulenza e non si occupa di fare gli F24. Nell'inchiesta erano finite altre 24 persone indagate a piede libero e nel corso delle indagini, il giudice Giuseppe Cario aveva anche disposto il sequestro dei conti correnti.

Per chi era stato denunciato il percorso giudiziario sarà diverso rispetto al consulente che ha scelto il giudizio abbreviato. Anche al Tribunale del Riesame il quadro investigativo aveva pienamente retto e l'accusa era rimasta praticamente intatta.

Nel provvedimento restrittivo il giudice Giuseppe Cario aveva osservato che: «Gli indagati hanno costituto un vincolo associativo stabile con predisposizione di mezzi, persone e procacciamento di un importante volume d'affari presso una pluralità di ditte indebitate con il fisco che sistematicamente forniscono volumi importanti di crediti inesistenti indebitamente compensati».

Ieri l'ultimo atto con la fine del processo a distanza di un anno esatto dall'esecuzione delle misure restrittive.

Scontato che quando saranno depositate le motivazioni della sentenza la difesa presenterà ricorso in Corte d'Appello.