«A quel ragazzo devo la vita di mio figlio». Inizia così il racconto di Luca, giovane papà che giovedì pomeriggio in una manciata di secondi si è visto consegnare il piccolo Francesco, otto anni, dalle braccia di un uomo, coi vestiti fradici, appena uscito dall'acqua. Un uomo rimasto senza nome, andato via senza clamore. Che, però, probabilmente ha evitato una tragedia.

Lo vuole raccontare, Luca, forse per scacciare i cattivi pensieri. Per dire a alta voce che sì, quel gesto istintivo, veloce, disinteressato fatto da un giovane sconosciuto, un nordafricano, è stato provvidenziale. Erano le 17, sulla spiaggia di levante Luca e suo figlio Francesco stanno giocando a pallone. «A un certo punto la palla va in acqua e ci lanciamo a prenderla. Io sono andato spedito ma Francesco deve aver preso una "buca" creata dalle correnti e si è trovato in difficoltà». Nessuno se ne era accorto, però. Luca ha visto solo questo uomo lanciarsi in acqua. «Si è precipitato, completamente vestito, dopo aver lasciato il carretto con la sua merce. Lo ha raggiunto a nuoto, lo ha sollevato e riportato a riva. Mio figlio non si è spaventato, ma poteva annegare».

La famiglia di Luca non era mai venuta al mare da queste parti. Abituati alle acque basse di Jesolo, forse hanno sottovalutato le correnti. Sulla spiaggia c'è l'assistenza bagnanti, le cronache raccontano di salvataggi e interventi tutti i giorni, provvidenziali. «Ma deve essere stato un attimo, nessuno di noi aveva capito ancora. Poi questo ragazzo, completamente fradicio che ce lo ha riportato a riva, poi in pochi secondi, mentre tutti cercavamo di riprenderci, di capire, si è allontanato. L'ho rincorso, ho voluto ringraziarlo in qualche modo, raccontare la storia è un mio modo per dirgli ancora grazie. A quel ragazzo io devo la vita di mio figlio. Non ci ha pensato un attimo ad aiutarlo. E questo è qualcosa che porterò con me».