«Ormai sembra di assistere a due pandemie diverse e parallele». Ce lo ha detto Francesco Le Foche, responsabile del Day Hospital di immunoinfettivologia del Policlinico Umberto I nonché stimato professore della Sapienza di Roma, rispondendo alla nostra domanda in merito all'andamento della curva epidemiologica che continua a salire portandosi dietro la paura di una nuova ondata. «Direi proprio che da questo punto di vista si può stare tranquilli: niente quarta ondata».

Cosa significa che sembra di assistere a due pandemie?
«Una è quella che riguarda chi ha completato il ciclo vaccinale, l'altra invece è dei non immunizzati. Le persone ricoverate negli ospedali con infezioni gravi da Covid-19 non sono vaccinate, al contrario chi ha fatto le due dosi, nei pochi casi in cui è contagiato dal virus, non viene colpito da forme gravi della malattie. Ecco perché ci sono tanti positivi e pochissimi ricoveri. E' chiaro che i contagi possono avvenire anche tra vaccinati, ma la trasmissione del virus è meno probabile ed è rarissimo che qualcuno di loro possa finire in ospedale».

E allora?
«Bisogna vaccinarsi. Il pericolo adesso è per gli ultrasessantenni che non vogliono vaccinarsi, è necessario parlare con loro in maniera empatica per far capire l'importanza della vaccinazione».

In che modo?
«Un ruolo fondamentale dovrebbe averlo il medico di medicina generale. Occorre spiegare che i vaccini sono sicuri e rappresentano un grande risultato della ricerca scientifica. Le tecniche con cui sono prodotti sono studiate da anni anche per sviluppare farmaci nel campo dell'oncologia. La filosofia del sistema immunitario è proteggere la persona per proteggere la specie. La stessa cosa dobbiamo fare noi: proteggerci come individui per proteggere la società».

Quali sono le sue previsioni?
«Se verrà vaccinato almeno l'80-85 percento della popolazione potremo pensare di tornare finalmente alla quasi normalità».

Quindi sarà necessario vaccinare anche i giovanissimi?
«Certamente. Vanno vaccinati innanzitutto i ragazzi dai 12 anni in su per aprire le scuole in sicurezza. Ma io spero che si possa partire anche dai sei anni perché anche i più piccoli possono manifestare una malattia severa e rappresentare un serbatoio di contagio per gli adulti. E' necessario mettere in campo una vaccinazione planetaria».

In futuro ci sarà bisogno di una terza dose?
«Penso proprio di sì per le persone che assumono farmaci immunosoppressivi (deprimono il sistema immunitario, ndr), per i trapiantati e per persone con patologie particolari in cui la risposta al vaccino può essere ridotta».