Il giudice Giorgia Castriota ha depositato le motivazioni della sentenza del tentato omicidio avvenuto un anno fa a Borgo Montello in strada Campovivo e che aveva portato alla condanna di Emidio Cirolla, 40 anni, commerciante di auto e Stefano Miozzi, 50 anni, ex socio in affari della parte offesa, entrambi di Nettuno, alla pena di otto anni di reclusione. L'accusa contestata dagli inquirenti era quella di tentato omicidio nei confronti di Fabrizio Bruno, 56 anni di Latina, speronato in auto e poi picchiato.
Nelle motivazioni il magistrato ha messo in evidenza che le dichiarazioni rilasciate dalla parte offesa sono «perfettamente credibili ma trovano un totale riscontro negli accertamenti che la polizia giudiziaria ha potuto effettuare dopo il sinistro. Sono stati posti in essere atti idonei - ha messo in evidenza il giudice - per commettere questo reato». In un altro passaggio, per quanto riguarda la sussistenza dell'elemento soggettivo, viene alla luce il comportamento degli imputati dopo lo speronamento dell'auto. «Si sono accaniti contro il corpo della parte offesa, colpendolo con calci all'addome e al capo, è una circostanza - ha osservato il giudice - da cui si evince la volontà omicidiaria, ripetendo una serie di minacce: «Fabrizio esci, oggi ti accoppo. E' possibile individuare la causale della condotta degli imputati per dei contrasti di natura economica. Le condizioni della persona offesa - ha aggiunto il gup Castriota - sono documentate dai referti medici e la ricostruzione della dinamica dell'aggressione ha trovato conferma nell'assenza di tracce di frenata al suolo è una circostanza che dimostra l'intenzionalità di Cirolla di colpire la vittima, un evento che non si è verificato per cause a lui non imputabili. Appare ininfluente che sia stato l'uno piuttosto che l'altro degli imputati a porre in essere le condotte, in relazione alle quali entrambi hanno proceduto con piena sinergia di intenti».