La targa clonata, gli spazi ricavati nell'abitacolo della Smart dove è stato fermato Gianfranco Mastracci, latitante dallo scorso giugno, sono elementi su cui i Carabinieri indagano per ricostruire la rete di fiancheggiatori del 37enne, detenuto agli arresti domiciliari e latitante dallo scorso giugno. Gli uomini dell'Arma stanno cercando di individuare chi ha aiutato in questo tempo Mastracci e in che modo. A quanto pare ad Aprilia c'era da qualche tempo dopo che sarebbe stato anche in altre città ed era sul punto di cambiare zona.
Chi lo ha aiutato in questo periodo rischia una denuncia per favoreggiamento personale. Gli accertamenti dei militari del Nucleo Investigativo - diretti dal maggiore Antonio De Lise - hanno permesso di localizzare il 37enne.

Mastracci era scomparso dallo scorso giugno quando si era reso irreperibile al termine del controllo da parte delle forze dell'ordine. Una volta latitante era stata inviata una informativa alla Corte d'Appello che aveva emesso un aggravamento della misura cautelare. Mastracci era stato condannato nel processo Alba pontina che si era concluso in Corte d'Appello, ad una pena di tre anni e quattro mesi per i reati di spaccio di stupefacenti e tentata estorsione, una pena inferiore rispetto al primo grado quando la condanna era stata di quattro anni e otto mesi. La sua posizione processuale rispetto a quella degli altri imputati, tra cui i Di Silvio, è stata divisa e sarà processato in Corte di Cassazione a ottobre. L'operazione che ha portato alla fine della latitanza è scattata nell'ambito di un mirato servizio di controllo predisposto dai carabinieri del Comando Provinciale, coordinati dal comandante Lorenzo D'Aloia che ha portato ad individuare il 37enne nella zona Toscanini di Aprilia.

Gli accertamenti puntano a risalire a chi ha fornito supporto logistico e ospitalità all'uomo, a partire dalla Smart clonata. Ad Aprilia è emerso - nel corso delle indagini - che esisteva una vettura identica a quella su cui Mastracci era a bordo.

Dopo le formalità di rito è stato portato nel carcere di Vasto. Oltre ad Alba pontina, il 37enne, difeso dall'avvocato Sandro Marhceselli, è imputato in un appendice del processo Masterchef, l'operazione condotta dai Carabinieri e dalla Polizia penitenziaria aveva portato a contestare alcuni episodi in carcere quando aveva minacciato e umiliato un altro detenuto.