La novità era nota da tempo ma a cambiare la prospettiva di tutti è stata l'approvazione del decreto legge che ne ha sancito anche l'obbligo di presentazione per accedere a una buona fetta di servizi e attività. Così, adesso, la gran parte della popolazione italiana stenta ancora a metabolizzare quel Green pass dell'avvenuta vaccinazione che, di fatto, ha aperto la strada a una nuova era.

I titolari o i gestori di servizi e attività commerciali per cui è previsto l'accesso solo se muniti della Certificazione verde Covid-19 sono ora tenuti a verificare la documentazione dei clienti attraverso l'App VerificaC19, attiva già da fine giugno, che accerta l'autenticità e verifica che l'intestatario abbia i requisiti necessari. App che è completamente gratuita e scaricabile sui dispositivi mobili dall'Apple Store, dal Google Play Store e da Huawei AppGallery. La verifica delle certificazioni può avvenire anche senza connessione Internet. Ai verificatori basta inquadrare il QR Code della Certificazione verde che si può esibire in formato cartaceo o digitale, e accertarsi della validità e dei dati identificativi. L'App è conforme alla versione europea e riduce il numero di dati visualizzabili dall'operatore per minimizzare le informazioni trattate. A tutela della privacy dei cittadini, i dati personali del titolare della certificazione non vengono infatti memorizzati dall'App sul dispositivo del verificatore. Nei prossimi aggiornamenti della App VerificaC19 sarà inoltre indicata la validità della Certificazione per viaggiare in Europa. «Siamo ancora in una fase di rodaggio e dunque organizzativa - spiega il titolare di un ristorante del capoluogo pontino -. Il dibattito, anche tra di noi gestori, è aperto come è normale che sia in questi casi. Per quanto mi riguarda penso che trasferire all'esercente, o ai dipendenti si quali viene assegnato il compito, il controllo e la verifica del Green pass sia una responsabilità impegnativa e ai limiti della garanzia della privacy. La cosa migliore era quella di utilizzare l'autocertificazione e lasciare la responsabilità all'avventore».

Il titolare di un bar di Terracina, dal canto suo, va dritto al punto: «Senza i dehors, e quindi senza spazi in più esterni da utilizzare per i tavoli, sarebbe tutto più complicato. Ma non tutti possono contare su questo vantaggio, e comunque non tutti allo stesso modo per le differenze degli spazi di ciascuno. Per il resto, l'obbligo del Green pass è ancora troppo fresco per poter sottolineare delle ripercussioni concrete. Di certo so che qualcuno ha avuto problemi anche per la lettura del QR Code. Nel nostro bar, nonostante la presenza dei turisti, un leggero calo delle colazioni lo abbiamo avuto e questo, forse, è dovuto all'incertezza delle persone che devono capire bene la novità, un po' come avvenne per le mascherine. E poi aggiungo che lo Stato dovrebbe darci delle regole più chiare, semplificarci la vita, invece di incasinare ulteriormente una situazione già gravosa a livello economico a causa della pandemia».

Ma gli esercenti aggiungono anche altri aspetti della questione, preoccupati soprattutto dal prossimo futuro: «I veri problemi li avremo dopo l'estate - è il coro unanime -. In inverno, quando saremo costretti al chiuso. Lì sarà davvero dura la gestione del lavoro con l'obbligo del Green pass. Senza contare che per il controllo delle certificazioni servirà altro personale. E di conseguenza saremo sempre i più penalizzati. Invadere la privacy delle persone non deve spettare a noi, perché non siamo controllori. E poi, lasciatecelo dire, è anche un tantino imbarazzante».

Intanto ieri il popolo "no Green pass" è tornato a manifestare in più parti d'Italia contro l'obbligo di esibire il Certificato verde. Migliaia le persone che anche questo sabato hanno marciato per le strade in cortei non autorizzati al grido di "no Green pass" e "libertà, libertà".