Conclusa con la cattura di Gianfranco Mastracci la caccia all'uomo innescata dopo la sua prolungata assenza dagli arresti domiciliari, i Carabinieri continuano a monitorare gli ambienti criminali frequentati dal 36enne di Latina per fare chiarezza sugli affari illeciti che gli hanno consentito di assicurarsi una rete di copertura e più in generale per crearsi una vita parallela, ma anche e soprattutto per fornire risposte agli interrogativi sui motivi della sua fuga. Nella giornata di ieri i Carabinieri della Compagnia di Latina hanno perquisizione le abitazioni di persone molto vicine a Mastracci, alla ricerca di indizi utili a chiarire una serie di sospetti e dubbi. L'attività non ha prodotto sequestri, ma il lavoro promosso in questi giorni dai militari del colonnello Lorenzo D'Aloia è in continua evoluzione.
Sui dettagli dell'operazione vige il massimo riserbo dalle parti della caserma "Vittoriano Cimmarrusti" ma è piuttosto eloquente la portata dei sospetti maturati dagli investigatori dell'Arma, visto che oltre al necessario dispiegamento di personale della Compagnia di Latina, sono state impiegate anche unità cinofile specializzate nella ricerca di esplosivi e armi. Insomma, al di là degli interessi piuttosto noti nel mondo dello spaccio di stupefacenti, il nome di Gianfranco Mastracci viene accostato anche al singolare ritrovamento di metà maggio nel condominio dove lui stesso vive nella zona delle case popolari di Latina Scalo.
Parliamo del sequestro di una bomba a mano, un residuato bellico in pessime condizioni, e una tavoletta di tritolo contenuta in una busta di cellophane, che un condomino alla ricerca di infiltrazioni d'acqua nel proprio appartamento aveva notato sul tetto dello stesso edificio in cui vive Mastracci. È bene precisare che i due ordigni si trovavano sul lato del terrazzo condominiale accessibile dalla scala accanto alla sua e quel ritrovamento è rimasto senza un responsabile, ma la circostanza che giusto un paio di settimane dopo il 36enne sia evaso organizzando la sua fuga nella zona di Aprilia con l'obiettivo di non farsi trovare troppo facilmente, ha insospettito certamente gli investigatori che si erano messi sulle sue tracce.
Ieri mattina quindi, alla ricerca proprio di elementi che potessero fornire una spiegazione al comportamento del detenuto, gli investigatori hanno perquisito un'abitazione alle porte di Latina e altri appartamenti nel circondario di Latina Scalo, compreso quello dove ha vissuto Mastracci fino al giorno della sua fuga. In ogni caso, dopo la cattura, il pusher con un passato di rapine e pesanti ritorsioni legate comunque al business dello spaccio, è finito dietro le sbarre per l'aggravamento della misura cautelare nell'ambito dell'inchiesta Alba Pontina che gli è costata già una condanna in primo grado con rito abbreviato, poi confermata dalla Corte d'Appello di Roma all'inizio dell'anno con la riduzione della pena a tre anni e quattro mesi di reclusione, per i reati commessi quando orbitava tra il clan di Armando Lallà Di Silvio e altri gruppi concorrenti.