Tre anni per ottenere l'accreditamento presso la Asl ex articolo 26, ma una volta raggiunto l'obiettivo il Centro di neuro-riabilitazione Arcobaleno srl di Latina è comunque rimasto escluso dall'attribuzione delle risorse che gli avrebbero potuto consentire di esercitare l'attività di assistenza e riabilitazione neuromotoria ai bambini disabili in regime ambulatoriale e domiciliare. Accreditati e inattivi. E in più si sentono discriminati. Perché? Intanto perché il loro iter di accreditamento, iniziato contemporaneamente a quello di un'altra azienda del capoluogo, nel 2017, è durato quasi il doppio prima del perfezionamento; poi perché la formalizzazione dell'accreditamento presso la Asl di Latina è arrivata soltanto dopo una battaglia di carte bollate con la Regione Lazio e grazie al decreto di un Commissario ad acta; poi ancora perché una volta ottenuto il risultato, la Asl di Latina non ha trovato un solo euro da destinare all'attività del Centro Arcobaleno. Si sa, le risorse per la sanità pubblica sono quelle che sono, ma per i titolari dell'azienda di neuro-riabilitazione non è di quello che si tratta: «Non riusciamo a comprendere la ragione dell'ostracismo che ci viene riservato – dice Omar Bosizio, responsabile dell'area legale del centro Arcobaleno - Ma accade che a settembre 2020 ci convocano alla Asl e il dirigente dell'Ufficio Accreditamento ci dice che per noi non ci sono soldi. A novembre la Regione Lazio approva la determina di assegnazione di budget aggiuntivi per il 2020 a favore delle singole Asl, e attribuisce a Latina ulteriori 553.000 euro. Il 30 novembre veniamo invitati a partecipare alla riunione fissata per il 3 dicembre con all'oggetto l'acquisto di prestazioni di riabilitazione territoriale intensiva, estensiva e di mantenimenti rivolta a persone con disabilità fisica, psichica e sensoriale. Veniamo invitati a parlare, ci rimettiamo alle determinazioni dell'azienda dopo aver sottolineato che sul territorio di competenza della Asl operano soltanto quattro centri di riabilitazione accreditati ex articolo 26 e Arcobaleno è il quinto ed anche l'unico ancora in attesa di assegnazione di un proprio budget. Ma il 9 dicembre la Asl pubblica la delibera con allegata tabella riassuntiva delle somme concordate a ciascun centro di riabilitazione per l'anno 2020. Per il Centro Arcobaleno non c'è niente. Zero».

Il clima si surriscalda, i titolari di Arcobaleno presentano un ricorso gerarchico amministrativo al presidente della Regione Lazio. Negli atti è allegata anche una pagina del quotidiano Latina Oggi datata 17 giugno 2020. Di cosa si trattava?
L'articolo si riferisce alla figura di un dipendente della Asl che era stato detentore del 40% delle quote di un centro di riabilitazione per bambini, e per quello in evidente conflitto di interesse con la propria posizione all'interno della Asl. Ne era venuta fuori un'indagine interna alla Asl, e dall'ufficio legale dell'azienda era partita una segnalazione alla Procura della Repubblica. Ma al di là dell'esito di quell'azione, e al di là delle conseguenze disciplinari nei confronti del dipendente pubblico, il codice etico della Asl prevede che nei casi di conflitto di interesse, anche autodichiarati dal dipendente, lo stesso debba astenersi per almeno tre anni dall'esercizio di funzioni che abbiano a che fare con il settore e con la materia sulla quale era venuto in conflitto di interesse. Invece, come attestano gli atti ufficiali della Asl, quel dipendente ha continuato ad occuparsi di accreditamento e a firmare in veste di responsabile in materia di procedimenti per accreditamenti e budget. Anche le aziende che intrattengono rapporti con la Asl hanno l'obbligo di dichiarare, ogni anno, se nei tre anni precedenti abbiano occupato anche attraverso i soci posizioni all'interno della Asl presso la quale sono accreditate. Non c'è traccia di comunicazioni del genere, benché vi sia prova che il Centro accreditato, le cui quote erano per il 40% detenute fino al febbraio 2019 da un dipendente Asl, no abbia subito alcuna conseguenza. Anzi, quel centro, alla fine del 2020, si è visto aumentare il budget.

«Come possiamo prendere per buone le determinazioni della Asl, anche quelle che vanno a nostro svantaggio, se in quegli atti troviamo la firma di un dipendente che fino a poco tempo prima era stato socio di un centro che si occupa come noi di riabilitazione per bambini?», insiste Omar Bosizio.

Con l'arrivo del nuovo direttore generale Silvia Cavalli i signori Bosizio avevano ritenuto di poter tornare a sperare, e quindi hanno chiesto allo stesso direttore generale di avocare a sé il pendente procedimento amministrativo di ripartizione del budget e di essere convocati per un chiarimento. Gli appuntamenti sono stati concessi, ma sempre annullati prima degli incontri fissati, con motivazioni ogni volta diverse.
Ostruzionismo? Forse non è abbastanza. E il contenzioso resta aperto.