Dopo che il giudice Giuseppe Cario ha accolto la richiesta di giudizio immediato per i tre indagati finiti ai domiciliari per l'inchiesta dello scandalo sui concorsi della Asl, l'inchiesta si divide con la posizione dei nove indagati a piede libero che è da valutare dal pm sia per l'archiviazione che per la richiesta di rinvio a giudizio.

Intanto sarebbero venuti alla luce altri spunti investigativi su cui gli inquirenti stanno lavorando per raccogliere elementi che a quanto pare non hanno a che fare con i concorsi e aprono altre strade. Sul fronte processuale invece, da una parte c'è chi è stato colpito dalla misura restrittiva: l'ex senatore e segretario del Pd Claudio Moscardelli, il presidente della Commissione del concorso Asl Claudio Rainone e il segretario Mario Graziano Esposito, e dall'altra invece ci sono gli indagati a piede libero, la cui posizione è al vaglio del magistrato inquirente Valerio De Luca, a partire da Marco Molinari, dipendente della Asl che era stato ascoltato nelle scorse settimane in Procura. Insieme a lui sono stati indagati Pietro Masi, Luciano Corinti e Anna Guadagnini, entrambi viterbesi, componenti delle commissioni dei concorsi incriminati. Sotto questo profilo per la posizione degli indagati il magistrato dovrà decidere. In aula a partire dal prossimo 21 ottobre si annuncia una autentica battaglia tra accusa e difesa. In fase di indagini preliminari sia Rainone che Esposito nel corso degli interrogatori di garanzia davanti al gip, si erano avvalsi della facoltà di non rispondere ed erano rimasti in silenzio mentre Moscardelli aveva risposto alle domande del magistrato respingendo le accuse contestate nel provvedimento relative al patto corruttivo, dove il parlamentare pontino avrebbe difeso Rainone sia davanti all'Assessore alla sanità Alessio D'Amato che alla Dirigente Generale della Asl di Latina Silvia Cavalli a cui chiedeva di soprassedere dal ricevere le dimissioni di Rainone da Direttore amministrativo e anzi di nominarlo in futuro quale titolare della medesima funzione. Questa circostanza è riportata in un capo di imputazione della richiesta di giudizio immediato e l'episodio contestato è avvenuto lo scorso maggio. Il motivo che ha spinto Moscardelli a chiedere l'intervento di Rainone per le prove di alcuni candidati è rappresentato da una prestazione e una controprestazione come è stata definita dal gip. Rainone aveva rivelato i temi e si era accordato per le domande con alcuni candidati segnalati dal segretario del Pd.

Le chat e altre intercettazioni sono finite nella richiesta della Procura e saranno uno dei punti salienti del processo che inizierà tra due mesi davanti al terzo collegio penale del Tribunale di Latina. Nel frattempo Rainone ha impugnato in Corte di Cassazione la prima ordinanza di custodia cautelare dove era finito anche Esposito. Nelle motivazioni il Riesame aveva sostenuto ad esempio per quanto riguarda gli aiuti ad una ragazza che in occasione dell'estrazione casuale di una domanda, l'esame sarebbe stato indirizzato dal Presidente della Commissione nella direzione concordata con la candidata. Agli atti è finita anche una telefonata con la ragazza a cui sono arrivate rassicurazioni precise. In caso di domande non congeniali sarebbe stato tutto risolto. «Ci penso io», aveva detto Rainone al telefono.