L'inchiesta sulla morte di Erik D'Arienzo volge ormai alle battute finali e a distanza di quasi un anno l'omicidio viene considerato dagli inquirenti un caso chiuso: a uccidere il ragazzo di 29 anni di Borgo San Donato sarebbe stato l'amico quarantenne Fabrizio Moretto detto Pipistrello, poi freddato due mesi dopo con un colpo di pistola davanti casa, quattro giorni prima di Natale. Ma mentre si avvicina l'inizio del processo con giudizio immediato per Andrea Tarozzi, che insieme al fratello di Pipistrello avrebbe aiutato quest'ultimo a depistare le indagini, continuano ad aleggiare dubbi su quello che è successo la notte tra il 29 e il 30 agosto dello scorso anno sul ciglio della Pontina tra Latina e Sabaudia.

Erano soprattutto le circostanze del caso a inchiodare Fabrizio Moretto alle responsabilità individuate dalle indagini dei Carabinieri. Non solo perché nonostante l'amicizia capitava che discutessero per questioni di droga, ma prima di tutto perché lui e la vittima avevano trascorso la serata insieme e il ferimento che ha causato la morte del giovane è avvenuto presumibilmente mentre i due tornavano dal capoluogo col maxi scooter di Pipistrello. Poi c'è da dire che le successive indagini condotte dai militari del Nucleo Investigativo e del Comando stazione di Sabaudia hanno dimostrato come Fabrizio Moretto fosse incline alla violenza e in una circostanza abbia intimorito un suo conoscente inviandogli le foto di una roncola, prima e dopo averla affilata, minacciandolo di spaccargli la testa. Un'altra foto scattata in una circostanza diversa, ritrae persino l'arma impropria conservata nel vano sotto sella del suo scooter.

Elementi non trascurabili, questi, secondo gli inquirenti, visto che l'autopsia ha rivelato la compatibilità delle ferite riscontrate sul corpo di Erik D'Arienzo con attrezzi da lavoro affilati. Ma la ricostruzione dell'aggressione che è costata la vita al giovane di Borgo San Donato è meno scontata di quanto possa emergere in un primo momento, proprio alla luce di quanto prospettato dall'esame medico legale. O meglio, fino a un certo punto gli elementi confermano la ricostruzione presa in considerazione dagli inquirenti, ma resta un aspetto ancora da chiarire. Di fondo le analisi effettuate subito dopo il suo arrivo in pronto soccorso, rivelano che non solo Erik D'Arienzo era sotto l'effetto di cannabinoidi e cocaina, con positività sia su sangue che urine, ma era anche ubriaco, con un tasso alcolemico di oltre 3 grammi per litro, tenendo presente che il limite per guidare è di 0,5.

Le lesioni subite dalla vittima sono quindi compatibili con l'atteggiamento di una persona che, in stato di evidente alterazione psicofisica, non è in grado di reagire, ma è appena capace di difendersi. E infatti oltre al colpo inferto sulla testa, che secondo il medico legale è compatibile con un attrezzo da lavoro affilato simile a un'ascia, una roncola o un macete, il corpo di Erik D'Arienzo mostrava una ferita sull'avambraccio sinistro ugualmente compatibile con un'arma impropria, come se avesse cercato di parare un colpo. Invece le fratture riportate al volto, quelle che di fatto hanno causato la morte, secondo l'esito dell'autopsia sarebbero state provocate da un pugno e non da un'arma contundente: la perdita di sangue ha invaso le vie respiratorie, provocando la polmonite che poi ha causato le complicanze risultate mortali.

Fin qui tutto quadra, ma è una contusione riportata da Fabrizio Moretto ad alimentare i dubbi su quanto sia successo quella notte. Il giorno seguente all'aggressione mortale dell'amico, Pipistrello mostrava un ematoma nella parte alta del braccio sinistro che diceva di essersi procurato la notte prima urtando contro il cancello di casa del fratello, quando era andato a cercare aiuto dopo il ferimento di D'Arienzo.

Fatto sta che quella lesione era stata analizzata dal medico legale una decina di giorni dopo, su mandato della Procura, e non era stata giudicata compatibile con un urto accidentale, ma con un colpo inferto da un oggetto metallico, simile a un palanchino di grosse dimensioni, non compatibile però con quello che aveva ferito Erik. Insomma, Fabrizio Moretto era stato aggredito a sua volta, ma non è chiaro in quali circostanze: di certo non poteva essere stato D'Arienzo nel momento in cui veniva colpito, prima di tutto perché forse non era nelle condizioni di farlo e poi perché non poteva avere con sé un'arma impropria compatibile con la lesione. Con la morte di Pipistrello, probabilmente, anche questo dettaglio è destinato a rimanere un mistero.