«Le indagini hanno documentato una attività illecita stabile protratta nel tempo, posta in essere sistematicamente dal dottor Quadrino». Lo scrive nelle motivazioni della sentenza, il giudice del Tribunale Giorgia Castriota, nel processo dell'operazione «Certificato pazzo» che aveva portato a sette sentenze per complessivi venti anni di carcere nei confronti degli imputati che avevano scelto strade processuali alternative. Riferendosi al camice bianco Antonio Quadrino, il cui ruolo era nevralgico, il magistrato ha messo in evidenza che: «Incassa tangenti per false certificazioni finalizzate all'ottenimento di indebiti benefici per conseguire invalidità, ovvero porto d'armi ed eludere in questo modo misure cautelari disposte dall'autorità giudiziaria. Il dato significativo è che il sanitario attesta il falso: il suo ruolo pur contraddistinto da estrema gravità per la ripetizione seriale di condotte illecite - osserva il giudice - assurge a quello di esecutore di ordini e direttive che a lui impartiscono i soggetti intermediari interessati in capo ai quali si individua un pericolo di reiterazione per attività di collettori degli interessati al medico che esercitano stabilmente». Il giudice ha messo in luce il ruolo degli altri imputati che sono stati condannati: «Prendono appuntamenti, procacciano, indirizzano e accompagnano gli interessati alle false certificazioni per pratiche di invalidità fittizia o falso aggravamento di pregresse certificazioni. Sono gli intermediari che impartiscono disposizioni al sanitario affinchè scriva ciò che serve. Il medico chiede loro cosa scrivere ricevendo istruzioni in tal senso».

Il giudice cita anche una intercettazione quando il medico dice: «Noi dobbiamo scrivere che stiamo male» e l'interlocutore risponde. «Malissimo». A vario titolo agli imputati era stato contestato il vincolo associativo e poi la corruzione. Erano state queste le condanne: sei anni per Quadrino, la pena più alta, tre anni per Massimiliano Del Vecchio di Fondi e poi due anni e dieci mesi per l'avvocato Stefania Di Biagio di Terracina e il medico Antonio Di Fulvio, medico di Nettuno che avevano scelto tutti il rito abbreviato, godendo in questo modo della riduzione di un terzo della pena. Il collegio difensivo composto dagli avvocati Oreste Palmieri, Maurizio Forte, Massimo Basile, Giuseppe Sabato, una volta lette le motivazioni andrà in Corte di Appello per scardinare le accuse. Avevano invece patteggiato la pena di due anni Tania Pannone, Bruno Lauretti e Silvana Centra. L'inchiesta era stata condotta dai carabinieri del Nas e coordinata dall'Aggiunto Carlo Lasperanza, le misure restrittive erano state firmate dal giudice Giuseppe Cario. Le accuse avevano retto anche al Riesame. Non tutti gli imputati hanno scelto dei riti alternativi.