Con le indagini sulla morte di Erik D'Arienzo ormai concluse, resta un giallo che difficilmente potrà essere risolto. Vale a dire la scomparsa del telefono cellulare della vittima, svanito nel nulla portandosi dietro una serie di dubbi sulle ultime ore di vita del ventinovenne di Borgo San Donato, in buona parte dissipati dalle indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo e del Comando Stazione di Sabaudia. Indagini che hanno comunque consentito di tracciare la presenza dello smartphone fino a un dato momento di quella drammatica notte del 30 agosto dello scorso anno, restringendo il cerchio attorno al luogo dove presumibilmente il telefono è stato perso oppure sottratto intenzionalmente.


Questo mistero non aveva fatto altro che alimentare i sospetti attorno all'aggressione che aveva fatto finire in coma Erik D'Arienzo, fino a provocargli la morte per le complicazioni delle gravi lesioni riportate. Perché mancava la ricostruzione di quella serata dal punto di vista soggettivo della vittima, sebbene il telefono dell'amico che si trovava con lui, Fabrizio Moretto, subito sospettato dell'aggressione, fosse comunque in grado di fornire una panoramica abbastanza ampia delle ultime ore trascorse insieme dai due. Ma soprattutto perché il telefono della vittima aveva smesso di trasmettere segnale ai ripetitori telefonici pochi minuti prima del brutale pestaggio, ovvero nel momento in cui erano ripartiti con lo scooter, da Latina, in direzione di Sabaudia. Ma questo dettaglio potrebbe trovare giustificazione nel fatto che entrambi erano fuori casa da diverse ore e il suo smartphone potrebbe essersi scaricato a tarda notte.