La cessazione dei servizi decisa dalla clinica Città di Aprilia dal 15 ottobre, con la conseguente chiusura di ambulatori e pronto soccorso e l'apertura di una procedura di cassa integrazione per 134 dipendenti, sta provocando un vero terremoto in città. L'annuncio shock della proprietà con una lettera inviata a Regione, Asl, Comune di Aprilia, Prefettura e Procura, che lamenta una situazione di enorme emergenza per il mancato versamento di crediti per 3 milioni di euro dalla Regione e la mancata certificazione di alcune fatture necessarie per chiedere finanziamenti in banca, rischia di lasciare la seconda città della provincia - un centro da 80 mila persone - senza un presidio medico. Un'ipotesi da scongiurare a ogni costo per il sindaco Antonio Terra, che una volta appresa la notizia ha scritto all'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato, per chiedere spiegazioni sulla vicenda.

«Ho appreso la notizia questa mattina (ieri, ndr) leggendo il vostro giornale e mi sono attivato scrivendo all'assessore D'Amato per capire cosa stesse succedendo. La lettera della clinica - afferma il primo cittadino - non ci è ancora pervenuta probabilmente perché quando è stata inviata il nostro ufficio protocollo era già chiuso, ma è chiaro che la chiusura va assolutamente scongiurata. Tra l'altro non va dimenticato che la casa di cura in questi mesi di emergenza ha svolto un ruolo prezioso, predisponendo dei letti per i pazienti Covid, prestandosi a fare vaccini e tamponi». Il sindaco ha dunque intenzione di attivare un pressing verso la Regione, affinché emergano in maniera chiara i motivi per i quali non sono stati versati all'azienda oltre 3 milioni di euro dal 2020 al 2021. E l'amministrazione civica, se necessario, si dice disponibile ad attuare forme di protesta più incisive. «Da parte nostra c'è molta preoccupazione per la vicenda, perciò vogliamo capire dall'assessore D'Amato cosa è accaduto. Se nei prossimi giorni - continua - la situazione non dovesse evolvere in maniera positiva e ci fosse bisogno di un'azione più concreta, non ci tireremo certo indietro».

La lettera: dal 15 ottobre stop a pronto soccorso, ambulatori, Acuti ed elisuperficie
Nella missiva che la dirigenza della clinica ha inviato alle istituzioni viene annunciato che il 15 ottobre verranno chiusi: «il presidio ospedaliero di pronto soccorso, i servizi ambulatoriali, l'elisuperficie e cesseranno le prestazioni per gli Acuti». Una posizione dettata dalla «gravissima situazione finanziaria della struttura determinata, in via esclusiva, dal mancato pagamento delle fatture per l'esecuzione dei servizi svolti». Nello specifico la clinica lamenta un mancato versamento di 3 milioni e 331 mila euro dalla Regione Lazio per i servizi resi nel 2020 e 2021. «Un credito liquido, certo ed esigibile...» precisa la direzione aziendale che poi continua sottolineando: «come tale termine temporale contrattuale fosse ampiamente anteriore all'evento di hackeraggio del sistema informatico della Regione avvenuto il 31 luglio 2021».