Sono state depositate le motivazioni della sentenza per una vicenda dove in un primo momento erano stati contestati dagli inquirenti i maltrattamenti in famiglia e che aveva portato all'arresto di un cittadino straniero. In manette era finito un uomo di origine tunisina di 57 anni, N.R., accusato di aver pesantemente minacciato l'ex moglie davanti ad un supermercato del capoluogo pontino.

«Ti faccio fare una brutta fine, ti faccio vedere io» prospettando alla donna gravi conseguenze per la sua incolumità. Gli inquirenti avevano sottolineato che la parte offesa era stata sottoposta ad un regime di vita vessatorio da rendere la vita impossibile. Nel corso del processo che si è concluso lo scorso luglio la pubblica accusa aveva chiesto la condanna a due anni mentre la difesa, rappresentata dall'avvocato Antonio Cavaliere l'assoluzione e in sub ordine la concessione delle attenuanti generiche. Il giudice ha ricostruito la vicenda e come riportato nelle motivazioni: «le prove acquisite in contraddittorio consentono di pervenire ad un giudizio per dei fatti che vanno qualificati più correttamente nello stalking».

Il giudice monocratico Villani ha ritenuto che non ricorrano i presupposti per la condanna dell'imputato al reato di maltrattamenti in famiglia: «un delitto che si caratterizza per la sussistenza di una serie di fatti per lo più commissivi ma pure omissivi e che acquistano rilevanza penale per effetto della reiterazione nel corso del tempo - ha scritto - trattandosi di tipico reato abituale ed essenziale risulta la finalizzazione della condotta allo scopo di creare un sistema di soggezione della vittima all'agente che si riflette anche nell'incapacità prolungata di reagire. E' certo che sporadici episodi o modalità occasionali - ha osservato - non possono integrare la condotta la cui abitualità è l'essenza del reato». In questo caso - secondo il Tribunale - non c'è l'abitualità e l'unico episodio dimostrato è quello in cui l'imputato aveva minacciato la moglie non potendo essere contestati altri episodi oggetto di un altro giudizio.


Il magistrato ha sottolineato che la minaccia è grave per il contenuto e le modalità comportamentali: l'ex moglie quando lo aveva incontrato aveva cercato rifugio in auto e lui aveva colpito i finestrini che erano chiusi per intimorire la donna che poi ha presentato la denuncia che ha portato all'arresto dell'uomo da parte degli agenti ella Squadra Volante. Alla fine è arrivata la condanna a sei mesi e ora le motivazioni.