Non era un patto corruttivo. E' questa la linea che la difesa di Claudio Rainone, finito agli arresti domiciliari per l'inchiesta sui concorsi truccati alla Asl di Latina, porta in Corte di Cassazione nel tentativo di scardinare l'impianto accusatorio. Si annuncia dunque un nuovo atto davanti ai giudici della Suprema Corte in merito alla seconda ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice Giuseppe Cario.

Rainone è finito agli arresti domiciliari insieme anche all'ex senatore del Pd Claudio Moscardelli. I giudici del Tribunale del Riesame di Roma hanno depositato le motivazioni del rigetto della richiesta presentata dai legali di Rainone, sostenendo una serie di elementi che hanno poi portato la Procura a chiedere il giudizio immediato. La difesa non molla e ribadisce la mancanza di un legame tra la carriera di Rainone e le richieste di Moscardelli relative alle segnalazioni delle persone per il concorso diventato materia dell'inchiesta. La data del ricorso ancora non è stata fissata, così come non si conosce quando si discuterà il ricorso della prima ordinanza di custodia cautelare emessa lo scorso maggio, anche questa è stata impugnata in Cassazione.

L'indagine condotta dal pubblico ministero Valerio De Luca e dagli investigatori della Squadra Mobile e del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza aveva portato ad ipotizzare la corruzione e poi la rivelazione di segreto d'ufficio ed è arrivata in Tribunale. Il 21 ottobre è fissato davanti al terzo collegio penale il processo per i tre imputati: oltre a Rainone e Moscardelli, la Procura ha esercitato l'azione penale nei confronti di Graziano Esposito. Agli atti sono finite le telefonate in particolare quelle tra Moscardelli e Rainone che rappresentano uno dei pilastri dell'impianto accusatorio.

Tra le parti offese nel procedimento c'è la Regione Lazio ci sono le Asl di Latina, Frosinone e Viterbo e tra le fonti di prova raccolte dalla Squadra Mobile e dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza oltre alle informative e i verbali delle perquisizioni informatiche, ci sono le sommarie informazioni rilasciate dall'Assessore regionale alla sanità Alessio D'Amato, dall'attuale direttore generale della Asl di Latina Silvia Cavalli, dal suo predecessore Giorgio Casati, oltre anche ad un video degli esami orali. Nelle motivazioni i giudici mettono in forte relazione la richiesta di raccomandazione di Moscardelli a Rainone,

«La condotta non si riduce a mere segnalazioni rimaste ininfluenti, ma si colloca fuori dagli ordinari canoni di dialettica tra rappresentanti della politica e dirigenza delle Asl, palesandosi invece come una vera e propria ingerenza idonea in astratto a comprimere la volontà di scelta del direttore amministrativo da parte del direttore generale». Sarà questo uno degli elementi su cui i difensori Zeppieri e Mancini punteranno in Cassazione e anche nel corso del processo che inizierà a breve in Tribunale.