Legittima la sospensione per il lavoratore che rifiuta il vaccino contro il Coronavirus, laddove ricopra un ruolo tale da rendere il completamento del ciclo vaccinale contro il SARSCoV-2 un requisito indispensabile di idoneità al lavoro. È quanto stabilito da un recente pronunciamento dal Tribunale ordinario di Latina, sezione lavoro, che ha interpretato la spinosa questione legata all'obbligo vaccinale anche alla luce della normativa sulla sicurezza presso i luoghi di lavoro. Il giudice Simona Marotta con ordinanza 2116 del 2021 ha respinto il ricorso promosso da due dipendenti contro l'azienda speciale Aprilia Multiservizi, dopo essere state sospese senza retribuzione per temporanea inidoneità alla mansione svolta e in virtù dell'impossibilità da parte del datore di lavoro di reimpiegarle in una mansione confacente alla loro professionalità.

Le due lavoratrici infatti, impiegate presso "Il Giardino dei Sorrisi", ritenevano di non essere sottoposte all'obbligo vaccinale, non rientrando le loro mansioni in quelle previste invece per il personale sanitario, ma il 9 luglio l'azienda ha comunicato loro il certificato trasmesso dal medico competente, di inidoneità temporanea alla mansione specifica in attesa del completamento del protocollo sanitario. In ragione del certificato, il collegio dei liquidatori ha previsto la sospensione dal servizio con sospensione della retribuzione, vista anche l'impossibilità di ricollocare le due operatrici. Le lavoratrici hanno presentato ricorso, ma il giudice del Lavoro ha respinto le loro istanze: pur riconoscendo che non sussista per le ricorrenti alcun obbligo vaccinale, non esercitando le stesse alcuna professione sanitaria, la dottoressa Marotta ha riconosciuto all'azienda speciale la corretta applicazione degli artt. 41 e 42 d.lgs 81/2008, proprio in ragione del giudizio di inidoneità espresso dal medico competente.