Gli inquirenti ritengono che ci fosse qualcosa di più di un solo patto di protezione tra l'ambizioso pescivendolo fondano Maurizio De Santis e il boss di riferimento su Fondi, Giuseppe D'Alterio, eppure quando quest'ultimo ha dovuto pianificare un'azione ritorsiva per avvantaggiare il suo protetto in un territorio che non rientra tra le zone di sua influenza criminale, ha comunque delegato l'incombenza al gruppo di spicco in quel momento della malavita locale, o meglio ha chiesto la collaborazione del gruppo egemone senza invadere la sua area di influenza. È un patto non scritto per la mutua assistenza tra sodalizi di un certo rango criminale del territorio pontino, molti dei quali, seppure autoctoni, sono capaci di esprimere la stessa forza intimidatrice caratteristica delle mafie: per portare avanti affari comuni e alleanze che affondano le radici agli albori della delinquenza organizzata in provincia, o meglio per evitare invasioni di campo e quindi potenziali scontri che sarebbero deleteri per tutti, i clan si assistono tra loro quando è il momento di sconfinare.

Sin dalle prime inchieste sviluppate con le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia era emerso che quando avevano fatto parte dell'organizzazione criminale legata alla famiglia di Armando Di Silvio detto Lallà, erano a conoscenza di un patto non scritto da una serie di gruppi criminali e clan situati in altre zone della provincia. Ovvero, per ogni territorio pontino, i latinensi con base a Campo Boario sapevano con chi interfacciarsi per ottenere sostegno o semplicemente per non pestare i piedi ai loro alleati. E la vicenda dell'estorsione in favore del venditore di prodotti ittici Maurizio De Santis ne è un esempio.

Ciò che dichiara Agostino Riccardo è illuminante: «In relazione all'estorsione in danno di OMISSIS posso dire che D'Alterio Giuseppe e Pasquale chiamarono Armando Di Silvio dicendogli che un pescivendolo di loro fiducia aveva dei problemi sui prezzi di vendita del pesce. Armando incontrò i fratelli D'Alterio e poi chiamò me e Renato Pugliese e ci spiegò la questione». In pratica loro dovevano convincere, con la forza intimidatoria del clan Di Silvio, i due concorrenti di De Santis al mercato settimanale di Latina, due ambulanti del capoluogo e di Terracina, a non abbassare i loro prezzi al di sotto di quelli esposti dall'esercente fondano. I rapporti tra il De Santis e Peppe D'Alterio sono comprovati da una lunga lista di telefonate intercettate quando il secondo era sotto indagine per altri fatti nel 2018.
«Armando ci disse che dovevamo fare una dimostrazione - continua Agostino Riccardo - dicendogli (ai due concorrenti del fondano, ndr) che avrebbero dovuto allinearsi in modo da vendere tutti e tre allo stesso modo». Poi il pentito descrive la scena di quando andarono a intimorire i due pescivendoli di Latina e Terracina nell'area del mercato di via Rossetti, costringendoli a dare loro soldi per il "disturbo" prima di incassare un contributo anche da De Santis, riconoscente per la loro interferenza.