C'è anche il nome di un ristoratore di Latina tra gli indagati dell'operazione Revenge con cui gli investigatori di Guardia di Finanza e Questura di Firenze hanno sgominato un'associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso, il sodalizio camorristico gestito dai fratelli Michele e Luigi Cuomo, originario di Nocera Inferiore in provincia di Salerno, che aveva spostato i propri affari in Toscana. L'inchiesta ha fatto emergere interessi comuni, sia leciti che illeciti, tra i Cuomo e Diodato Civale, loro conterraneo di 57 anni che da tempo si è trasferito nel capoluogo pontino: nell'inchiesta della Dda di Firenze quest'ultimo risulta indagato a piede libero per avere concorso, con i personaggi al vertice del clan, nel reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina con l'aggravante del metodo mafioso, o meglio per avere contribuito a favorire l'ingresso in Italia di alcuni stranieri, quasi tutti del Bangladesh, procurando loro false assunzioni.

I rapporti tra il pontino d'adozione Diodato Civale e il gruppo dei fratelli Cuomo sono piuttosto consolidati, visto che questi ultimi avevano trasferito i loro interessi a Firenze - per sfuggire alle conseguenze della faida di Nocera col clan rivale di Piedimonte - attraverso l'apertura di un ristorante pizzeria utile per fornire una parvenza di legalità ai loro interessi criminale: l'esercizio commerciale è stato avviato con una società riconducibile a Luigi Cuomo, fratello di Michele già condannato in via definitiva per reati di associazione di tipo mafioso, sotto l'insegna "Pizza Cozze e Babà" che infatti è un marchio fondato proprio da Diodato Civale nel territorio pontino, dove riscuote un certo successo con i locali di Latina e San Felice Circeo, tanto da essere stato esportato anche a Bologna e Ferrara.

L'indagine fiorentina è nata nel luglio del 2020 attorno all'apertura del ristorante nel capoluogo toscano, locale che lo scorso 23 febbraio aveva anche subito un attentato esplosivo poi rivelatosi riconducibile appunto al clan rivale dei Cuomo. Scavando, gli investigatori hanno scoperto prima di tutto che Luigi aveva avviato l'attività commerciale attraverso una falsa dichiarazione sulla sussistenza dei requisiti di onorabilità, infondata essendo lui stato già destinatario di una misura di prevenzione personale a suo tempo adottata dal Tribunale di Salerno. Ma soprattutto le investigazioni hanno permesso di scoprire che dietro quell'attività legale se ne nascondevano diverse di natura illecita, promosse con lo scopo «di agevolare l'attività dell'associazione di tipo camorristico denominata clan Cuomo operante sul territorio di Nocera Inferiore, cui venivano destinati parte dei proventi economici ottenuti in Firenze, con particolare riguardo alla necessità di auto finanziamento per sostenere la faida in atto in quel centro contro il clan rivale, individuato come quelli di Piedimonte» scrivono gli inquirenti.

Ammesso e non concesso che Civale fosse all'oscuro delle principali attività illegali dei Cuomo e comunque è estraneo alla società della pizzeria di Firenze, in ogni caso stando al quadro indiziario raccolto dalla Procura Antimafia di Firenze non si è sottratto alla loro proposta di partecipare a uno dei traffici illeciti, quello imbastito per vendere false assunzioni agli immigrati, quindi favorendo il flusso dei clandestini. Stando alle indagini almeno una quindicina di extracomunitari, in prevalenza provenienti dal Bangladesh, avrebbero pagato non meno di 1.500 euro per ogni pratica di assunzione nella pizzeria di Firenze come negli altri locali messi a disposizione dagli imprenditori legati al clan. All'interno dell'organizzazione camorristica trapiantata in Toscana, dei rapporti con Civale era incaricato il figlio di Luigi Cuomo, il diciannovenne Michele, omonimo dello zio: i contatti con loro sono valsi al ristoratore nocerino trapiantato a Latina anche l'aggravante del metodo mafioso nel concorso del favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.