È arrivato il momento verità per l'inchiesta sull'omicidio di Fabrizio Moretto, il quarantenne freddato da un colpo di pistola davanti casa mentre rientrava in scooter vicino Bella Farnia, a quattro giorni dal Natale, quando su di lui pendeva una richiesta di arresto dei Carabinieri per la morte dell'amico Erik D'Arienzo consumata tre mesi prima. Mentre l'inchiesta della Procura prosegue, in questi giorni sono stati disposti infatti gli esami di laboratorio sulle prove stub eseguite quella stessa sera del 21 dicembre scorso alla ricerca di tracce di polvere da sparo sulle mani di tre uomini sospettati di essere i potenziali killer di "Pipistrello".

L'indagine sul delitto di strada della Tartaruga si è intrecciata sin da subito con quella sulla morte di Erik D'Arienzo che all'epoca era ormai a un punto di svolta. Chiedendo le misure cautelari ufficialmente pochi giorni prima che venisse giustiziato Moretto, i Carabinieri motivavano l'urgenza del suo arresto - ritenendolo l'autore del pestaggio costato la vita all'amico trovato esanime sul ciglio della Pontina - anche col rischio concreto che potesse consumarsi una vendetta da parte degli ambienti legati proprio al ventinovenne ucciso con un arnese da lavoro affilato.

E infatti i primissimi accertamenti effettuati dai Carabinieri la sera che Pipistrello è stato assassinato con un colpo di pistola, si sono orientati verso la famiglia D'Arienzo e alcuni personaggi con cui i congiunti della prima vittima avevano avuto dei contatti in quei mesi, soggetti che tra l'altro sono storicamente legati allo stesso ambiente criminale un tempo contiguo anche al padre di Erik, Ermanno detto Topolino.

La sera dell'omicidio di Fabrizio Moretto gli investigatori avevano effettuato una serie di perquisizioni e portato tre uomini in caserma per sottoporli all'esame stub, il tampone che consente di accertare la presenza di polvere da sparo su parti del corpo e abiti, ovvero accertare se la persona abbia utilizzato un'arma da fuoco. Uno di quegli uomini era proprio Ermanno D'Arienzo, l'unico di loro che figura ancora oggi tra i quattro indagati per l'inchiesta sulla morte di Pipistrello, una lista composta da altri due congiunti di Erik e un pusher di Latina il cui coinvolgimento nelle investigazioni non è ancora chiaro.

In ogni caso, da quella notte del 21 dicembre 2020, i campioni raccolti col tampone della prova stub sono rimasti sotto chiave in attesa che venissero disposti gli esami di laboratorio utili a verificare la presenza, o meno, di tracce di polvere da sparo. Analisi che possono essere considerate un accertamento tecnico non ripetibile frutto di rilievi irripetibili e, trattandosi di una possibile prova assunta al di fuori del dibattimento, devono essere svolte nel contraddittorio tra le parti. Quindi sia i soggetti sottoposti al tampone che la parte civile, hanno la facoltà di nominare un consulente tecnico di parte entro i termini di legge, che affianchi gli specialisti dei rilievi scientifici dell'Arma dei Carabinieri incaricati per lo svolgimento dell'esame di laboratorio vero e proprio, previsto nelle prossime settimane a Roma.