Condanne confermate ieri in Corte d'Appello a Roma per l'omicidio del sarto - imprenditore Umberto Esposito, 74 anni, attirato in una trappola e poi ucciso nel marzo del 2017. Il corpo era stato ritrovato nelle campagne di Terracina e le indagini avevano portato ai presunti responsabili. I giudici hanno confermato le pene di 30 e 19 anni nei confronti dei due imputati: Fabrizio Faiola e Georgeta Vaceanu, entrambi di Fondi, riconoscendo l'aggravante del nesso teleologico. Erano stati i giudici della Corte di Cassazione a disporre il rinvio degli atti ad una nuova sezione della Corte di Appello che ieri si è pronunciata. I due imputati sono difesi dagli avvocati Maurizio Forte e Benedetta Orticelli che avevano impugnato le condanne in primo grado (quando avevano scelto il rito abbreviato) e in secondo grado.
I giudici della Suprema Corte nelle motivazioni con cui avevano disposto l'invio degli atti ad una altra sezione della Corte d'Appello aveva sostenuto che «l'uccisione della vittima sia stata programmata fin dall'inizio del sequestro ritenendola il frutto di una decisione improvvisa dettata da furia risentimento rancore e non sorretta da lucido calcolo». E avevano messo in luce che la Vaceanu era convinta di non essere denunciata dall'Esposito, «avendone concretamente sperimentato la benevolenza». Nell'inchiesta è emerso in particolare il rapporto tra la Vaceanu ed Esposito che aveva intestato alla donna alcune quote societarie assumendola nella sua azienda. Dopo la scomparsa dell'imprenditore, le indagini avevano portato ad una pista, quella di natura economica e la donna era stata interrogata dagli inquirenti: aveva mentito escludendo di aver preso il bancomat e le carte di credito della vittima.