Tra oggi e domani il Cts si ri riunirà per valutare, oltre all'aumento della capienza di cinema, teatri e impianti sportivi, anche la possibile riduzione dei parametri che disciplinano la quarantena scolastica. Con una curva epidemiologica stabile ma tendente al ribasso che non preoccupa eccessivamente anche perché ormai si è di gran lunga ridotto il numero degli ospedalizzati come il conto dei decessi (nella nostra provincia di morti non se ne registrano più da molti giorni), la questione che merita di essere maggiormente attenzionata è quella delle scuole. Da noi siamo a poco più di 40 positivi (perlopiù alunni delle scuole dell'infanzia, in piccola parte ragazzi di elementari, medie e superiori) e si contano 30 classi in quarantena: tradotto in numeri, tanti alunni in didattica a distanza. Troppi per essere soltanto a 15 giorni dal suono della prima campanella, troppi per poter evitare con l'arrivo dell'inverno che una gran parte degli studenti possa vedersi costretta alla didattica a distanza. Anche perché il punto fermo è fare in modo di non chiudere intere scuole. Attualmente da noi in caso di positività di un ragazzo viene messa in quarantena tutta la classe (la maggior parte delle regioni adotta questo sistema), ma c'è anche chi isola solo i contatti stretti, cioè i vicini di banco (in Emilia Romagna) e chi addirittura il solo positivo (Veneto). Le Regioni hanno chiesto al Governo di tracciare una linea comune in modo che tutti possano uniformarsi e la linea comune potrebbe essere proprio quella di disporre la quarantena solo per i vicini di banco. Resta uguale per tutti il periodo della quarantena: 7 giorni per i vaccinati e 10 per i non vaccinati, cosa che però non piace al garante della privacy. Serve dunque uniformare la norma e una delle ipotesi sul tavolo è proprio la quarantena per i soli contatti stretti del positivo.