In 40 pagine il collegio penale del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Gian Luca Soana, ricostruisce il tentato omicidio avvenuto la sera del 3 giugno del 2019 in via del Saraceno a Latina.
I magistrati hanno depositato le motivazioni della sentenza di condanna nei confronti del presunto responsabile, Giovanni Cambria, accusato del tentato omicidio del conducente di una Jeep Renegade. Il movente era la gelosia.
Nelle motivazioni i giudici hanno ripercorso oltre che i fatti anche gli altri elementi che sono emersi nel corso del processo, che si è concluso lo scorso luglio a partire dalle prove raccolte. Al termine della camera di consiglio la sentenza di condanna era stata di 12 anni, a fronte di una richiesta formulata dal pubblico ministero Andrea D'Angeli di 15 anni.

I difensori, Laura Bove e Fabrizio Tomei, hanno già preparato ricorso in Corte d'Appello e puntano a smontare le accuse, a partire da una serie di incongruenze e sottolineano nell'azione giudiziaria anche diverse lacune investigative e altri elementi ritenuti deboli. La difesa contesta alcuni punti, a partire dalla ricostruzione dei fatti, quando i giudici hanno messo in rilievo che chi ha aperto il fuoco indossava un casco integrale quando invece - hanno ribadito i legali di Cambria - che il casco era a scodella. L'impalcatura delle motivazioni ricalca il pronunciamento del Tribunale del Riesame che aveva lasciato inalterato l'impianto accusatorio e quello che avevano stabilito i giudici della Corte di Cassazione. La Suprema Corte aveva messo in luce l'attendibilità della parte offesa che rappresenta un pilastro dell'accusa. Nelle motivazioni della sentenza di tre mesi fa ci sono le dichiarazioni rilasciate dalla vittima nel corso del processo, quando in aula aveva riconosciuto nell'imputato la persona che aveva aperto il fuoco. La Jeep Renegade era stata centrata da quattro colpi di pistola calibro 22 esplosi - secondo l'accusa - da Cambria all'indirizzo del conducente che era alla guida del suv e subito dopo i fatti l'uomo aveva chiamato la polizia, fornendo utili indicazioni che avevano portato a Cambria. Gli agenti della Questura di Latina, quella sera, poco prima di mezzanotte, erano andati a casa dell'uomo e avevano sequestrato la felpa grigia indossata al momento degli spari.

In aula durante il processo in Tribunale è stata una vera e propria battaglia sul fronte delle perizie di natura scientifica e balistica tra accusa e difesa.
Da una parte gli elementi raccolti dagli inquirenti che hanno portato alla condanna, dall'altra la linea difensiva che ha sempre sostenuto l'estraneità ai fatti del proprio assistito che nel corso del processo aveva rilasciato spontanee dichiarazioni sostenendo di essere innocente.
La data del processo in Corte d'Appello non è stata ancora fissata.