"Ventiquattro anni sono pochi. Mia sorella non la vedrò più e lui doveva rimanere in carcere a vita". E' tutta in queste poche parole pronunciate all'esterno del Tribunale di Latina la delusione per una condanna che la famiglia di Elisa Ciotti riteneva dovesse essere senza fine, ergastolo. Già la richiesta del Pm di 25 anni di carcere aveva deluso i familiari della donna uccisa a colpi di martello dal marito, Fabio Trabacchin.

Il dispositivo della sentenza di condanna è stato letto in aula dal presidente della Corte di Assise pochi minuti dopo le 17. La Corte si era ritirata in camera di consiglio dopo le conclusioni degli avvocati della difesa (Melegari e Mercuri). Trabacchin oltre ad omicidio volontario, doveva rispondere anche delle accuse di maltrattamenti (assolto perché il fatto non sussiste) e lesioni (non luogo a procedersi). Disposte provvisionali da 25 mila euro per tre delle parti civili e 200mila euro per la figlia.