Un video rimasto in rete racconta il volto nemmeno tanto nascosto dell'impero dei Trulli nel commercio di abbigliamento sportivo e di lusso. Le dipendenti di alcuni negozi riferibili alla cooperativa Aventador (dal nome di un modello di auto del gruppo Lamborghini) erano scese in piazza con striscioni che chiamavano in causa uno dei soci, Mario Trulli.

La testimonianza di una delle commesse è indicativa di cosa stesse succedendo già allora, nel 2019, più di due anni prima che l'indagine della Guardia di Finanza di Latina sollevasse il velo sull'evasione fiscale del gruppo commerciale. Dietro l'evasione c'era altro, una storia di sfruttamento, perlomeno in riferimento a una delle società coinvolte nella verifica fiscale e relativo sequestro ordinato dal giudice delle indagini preliminari Giuseppe Molfese tre giorni fa. In quel video la dipendente dice che esisteva una «situazione non più sostenibile» e aggiunge che non venivano pagate tutte le ore effettivamente lavorate, non venivano versate né la tredicesima mensilità, né la quattordicesima e che il personale veniva spiato con telecamere poste all'interno dei negozi, probabilmente per controllare i ritmi di lavoro e comunque violando la loro privacy.

L'indagine della Finanza non sarebbe comunque finita e punta ad ulteriori filoni per capire cosa è accaduto alle società del pianeta Trulli negli ultimi anni, oltre alle operazioni volte a svuotare alcune di esse. Parte dei riflettori potrebbero spostarsi sugli ammortizzatori sociali chiesti durante il periodo covid e sul contratto spurio applicato ad alcuni dipendenti dei negozi. Inoltre già nel 2019 uno dei sindacati di rappresentanza dei lavoratori, la UilTucs, aveva inviato una nota al Ministero dello Sviluppo economico con la quale chiedeva fosse avviata la procedura di sorveglianza sulla Aventador coop in liquidazione, poiché, secondo quanto emergeva già allora, era in atto una dismissione dei negozi da parte della società in liquidazione con contemporaneo affidamento a soggetti giuridici commerciali vicini alla medesima compagine, dunque l'iter poi seguito dalla Finanza per arrivare all'operazione della scorsa settimana. Tutto questo stante i crediti dei lavoratori che erano allora pendenti. Il sequestro ordinato riguarda beni e quote societarie per trecentomila euro riferibili a quattro componenti della famiglia Trulli e tra le società coinvolte c'è la cooperativa Aventador. Si tratta di capire se la maxi evasione fin qui contestata sia stata portata avanti a discapito anche dei dipendenti e se le denunce pubbliche di due anni fa sono parte del dossier raccolto dalla Finanza a sostegno della richiesta di sequestro.