Miasmi, puzze, disagi, una battaglia che va avanti da diversi anni a cui negli ultimi mesi si è aggiunta anche la beffa di vedersi essere "presi in giro per l'ennesima volta". E così questa mattina Fabio, imprenditore cinquantenne di Nettuno che ha la propria attività con il resto della famiglia a pochi metri dell'impianto ex Kyklos, oggi Acea, ha deciso di fare un gesto eclatante.

Si è incatenato alla struttura del gazebo del presidio permanente che si trova lungo via Le Ferriere, e ha anche annunciato l'avvio di uno sciopero della fame che potrebbe, però, aggravare anche le condizioni fisiche già provate.

Una decisione che ha naturalmente generato preoccupazione nei familiari e negli amici del presidio: "Questa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso - ci spiega - Dopo anni di trattative, che la stessa azienda proprietaria dell'impianto aveva deciso di intavolare con noi residenti della zona, siamo quasi una decina, da settembre sono spariti. Questa non è serietà, ma è l'ennesima conferma che ci vogliono solamente prendere in giro e vogliono trovare un escamotage per farci stare buoni e tranquilli per alcuni mesi".

Come Fabio, infatti, alcuni residenti hanno iniziato una trattativa con la proprietà della ex Kyklos che si era detta disponibile a fare delle offerte per acquistare i terreni e abitazioni "per permetterci di ricominciare tutto da capo da un'altra parte". Invece, anche questa trattativa è stata interrotta bruscamente: "non rispondono non solo al telefono ma neanche alle Pec e alle e-mail". E così, dopo anni di battaglie per rivendicare un diritto fondamentale, quello di respirare un'aria priva di miasmi e di puzze che in qualche caso hanno creato anche veri e propri malori, Fabio questa mattina ha deciso di incatenarsi e di protestare avviando uno sciopero della fame.