L'omicidio di Massimiliano Moro è stata un'azione pianificata e premeditata con predisposizione di uomini e mezzi e numerose armi. Lo scrivono i pm Luigia Spinelli e Corrado Fasanelli della Dda nella chiusura inchiesta condotta dalla Squadra Mobile per l'esecuzione del 25 gennaio del 2010 in Largo Cesti, nel secondo atto di quella che è stata la Guerra criminale. Poche ore prima in via del Pantanaccio era stato ferito nel corso di un agguato Carmine Ciarelli e l'uccisione di Moro - come hanno sostenuto i magistrati inquirenti - è stata una azione ritorsiva. Gli indagati sono: Simone Grenga, Ferdinando Ciarelli detto Macù, Antongiorgio Ciarelli, Ferdinando «Pupetto» Di Silvio.
Non c'è Ferdinando detto Furt Ciarelli. Andrea Pradissitto diventato collaboratore di giustizia, la cui posizione è stata stralciata, ha riferito ai magistrati che Furt era all'oscuro dell'agguato.
Nel capo di imputazione i pm ricostruiscono le modalità dell'omicidio: Moro è stato ucciso da due colpi di pistola uno al collo e l'altro alla nuca.