A partire da sabato scorso, cioè da almeno 72 ore, ha intrapreso lo sciopero della fame e della sete per manifestare la sua convinzione che la detenzione a cui è sottoposto sia ingiusta: Gianluca Tuma, in carcere dal 2 novembre scorso con le accuse di intestazione fittizia di beni e tentata estorsione nell'ambito dell'inchiesta denominata «Ottobre rosso», ha deciso che l'unico modo per farsi ascoltare e attirare su di sé l'attenzione dei magistrati sia quello di privarsi di cibo e acqua e mettere a repentaglio il proprio stato di salute.
Come sembra abbia già fatto dinanzi al giudice per le indagini preliminari in sede di interrogatori odi garanzia all'indomani dell'arresto, Gianluca Tuma sostiene di non avere commesso alcun reato di quelli che gli vengono contestati. Quanto all'accusa di intestazione fittizia di beni, Tuma avrebbe alla sua il possesso ufficiale del 48% delle quote della «Morgana srl» e poi due contratti preliminari per l'acquisto del 28% delle quote di altre due società di somministrazione di alimenti e bevande e di ristorazione, «La casa della Morgana» e «Pizza 1»: entrambi i compromessi di acquisto sono stati regolarmente registrati presso l'Agenzia delle Entrate.