E' una vicenda giudiziaria che si presta a diverse e opposte chiavi di lettura quella che vede coinvolti il sindaco, alcuni consiglieri e dirigenti del Comune di Ventotene e per la quale la Procura di Cassino ha prospettato le ipotesi di abuso d'ufficio, abuso edilizio e falso.
Il procedimento ha preso il via dall'esposto di un consigliere comunale, ex vice sindaco e assessore ai trasporti del Comune di Ventotene, che è stato anche titolare di una concessione demaniale per la gestione di una banchina nel porto nuovo dell'isola, Modesto Sportiello, il quale sostiene di essere stato vessato dall'amministrazione nel tentativo di estrometterlo dall'assise municipale. E nell'illustrare le proprie ragioni, l'istante si sarebbe tolto la soddisfazione di denunciare qualche magagna che sull'isola più o meno tutti avrebbero visto e tollerato, e che nessuno, almeno fino all'esposto di Sportiello, ha mai denunciato.

E fin qui, siamo all'indagine che muove la Procura di Cassino. Ma perché il sindaco e altri consiglieri di maggioranza avrebbero cercato di estromettere Modesto Sportiello dal Consiglio?
Intorno a questa domanda si innesta la chiave di lettura alternativa per la vicenda che promette di tenere desta l'attenzione degli isolani per i prossimi mesi. Nel percorso di recupero di un passivo di bilancio che ammontava a circa tre milioni di euro, l'amministrazione del sindaco Gerardo Santomauro ha dovuto osservare un pit stop quando è arrivata a chiudere i conti su una parte delle somme residue da recuperare, cioè circa 400 mila euro attribuibili a tre diversi consiglieri comunali o loro rispettive società impegnate in attività sull'isola che comportano la corresponsione di oneri in favore del Comune.

Il problema che si è immediatamente posto è stato quello della eventuale incompatibilità dei consiglieri debitori verso il Comune.

Per superare il problema, due dei tre consiglieri debitori hanno provveduto a saldare i conti con l'amministrazione, ma soltanto per la parte che li vedeva personalmente esposti. Laddove invece il contenzioso era riferibile a società a cui erano a vario titolo riconducibili, i due consiglieri hanno preferito invocare la pronuncia di un giudice, pronuncia che ha dato loro ragione: quando ci sono di mezzo società, benché riconducibili al consigliere comunale, non c'è incompatibilità con la carica pubblica, anche se il debito è verso il Comune. Sulla scorta di quella pronuncia, il consigliere Sportiello, che a differenza dei due colleghi non aveva inteso aderire ai richiami dell'amministrazione per superare lo scoglio di una eventuale incompatibilità, ha potuto obiettare di aver ceduto in affitto di ramo d'azienda a una nuova compagine le quote della propria attività di gestione della concessione demaniale marittima. Una soluzione che non fa una piega nel caso di specie, ma il Comune aveva eccepito che andava dimostrata la eventuale facoltà di poter procedere a quella cessione, che suonava come una specie di subappalto della concessione a suo tempo rilasciata allo stesso Sportiello. E' cominciato così un nuovo braccio di ferro tra il consigliere che sosteneva che la documentazione capace di dimostrare il diritto a cedere in affitto il ramo d'azienda si trova negli uffici del Comune, e l'amministrazione che invece obiettava che di quel tipo di documentazione non c'era traccia.

Poi, improvvisamente, sono cominciati a saltare fuori gli atti di cui Sportiello parlava, documenti a firma di un precedente sindaco e di precedenti dirigenti. Ma stando alla interpretazione dell'attuale amministrazione, si sarebbe trattato di atti che tradivano un'autenticità incerta, vuoi perché prodotti esclusivamente in copia, vuoi perché con numeri di protocollo non corrispondenti alle tracce dei brogliacci comunali. Insomma, una grana aggiuntiva. Per fugare ogni dubbio, dopo aver affidato a un legale il compito di esprimersi con un parere sulla autenticità dei documenti ritrovati, i consiglieri di maggioranza avevano deciso di depositare un esposto presso la Procura di Cassino avanzando l'ipotesi che possa trattarsi di documenti falsi.

Il ferro si batte finché è caldo, e l'amministrazione Santomauro decide che le concessioni demaniali rilasciate sull'isola, una decina in tutto, sono scadute e che le proroghe sono da considerarsi decadute, stante anche la sentenza del Consiglio di Stato del 9 novembre scorso. Il Comune decide quindi che tutte le concessioni vanno annullate e malgrado la proroga fino al 2024 ora si andrà a gara, come vuole la direttiva Bolkestein.

La reazione di Modesto Sportiello è quella che ha dato il via al procedimento della Procura di Cassino nei confronti di sindaco, consiglieri e funzionari dell'isola. E per il momento il gruppo dei nove indagati fa da incudine, benché si aspettassero da un momento all'altro di essere martello grazie all'esposto sui presunti falsi documentali prodotti dal concessionario della banchina del nuovo porto. Ma su quel fronte, almeno per il momento, non c'è alcuna avvisaglia degli eventuali effetti di una indagine.