Torna a complicarsi la vicenda del sottopasso di via Gorgolicino, proprio quando la soluzione sembrava ormai a un passo. Nei giorni scorsi, infatti, il proprietario del terreno sequestrato per la frana del 5 ottobre, ha fatto chiaramente intendere di non essere intenzionato a procedere con i lavori di ripristino dei luoghi, alla luce di incombenze, quelle prospettate dagli enti preposti, che ritiene eccessive, ma sono comunque la conseguenza delle sue condotte. Fatto sta che la posizione dell'imprenditore, prospettata domenica durante un incontro con i cittadini e poi espressa k attraverso i social network, ha messo in allerta i residenti ormai stanchi della chiusura prolungata della strada, ma ha pure innescato la reazione delle istituzioni, impegnate ora nella ricerca di soluzioni alternative in tempi ragionevoli.
In sostanza il privato pretende di poter ripianare il problema con richieste che siano equiparabili a quello che definisce un metro cubo di terra franata. E lo fa rivendicando di avere eseguito un lavoro agricolo su un terreno con destinazione agricola. Le cose stanno diversamente, perché il suo intervento non autorizzato di livellamento della superficie con l'aggiunta di terra, sabbia per l'esattezza, di fatto ha stravolto l'assetto idrogeologico dell'area. Un lavoro propedeutico comunque all'utilizzo del terreno per ospitare un'attività produttiva. Per questo gli enti preposti, a partire dal Consorzio di Bonifica, che aveva sanato le mancanze del Comune suggerendo l'avvio dell'iter propedeutico al rilascio di un permesso per i lavori di ripristino dei luoghi, non stanno facendo altro che chiedere al privato di mettere in essere tutte le accortezze necessarie per tutelare le proprietà demaniali circostanti e rimediare ai danni provocati dal suo intervento su un terreno che in precedenza non aveva mostrato le criticità attuali.