Era il periodo più buio e critico della pandemia. Quasi due anni fa il prezzo delle mascherine diventate introvabili era volato a costi impensabili. Servivano per un'emergenza appena iniziata e la richiesta era altissima, niente rispetto ad oggi. E così un farmacista di Latina che aveva finito la scorta, aveva chiesto un ordine ad una società di Roma che lo aveva contattato: una persona dal tono rassicurante aveva chiamato in farmacia presentandosi come un dipendente dell'azienda garantenendo l'invio dei dispositivi. Il farmacista pontino ha versato la somma di seimila euro con un bonifico sul conto corrente dell'azienda, la cui sede legale è a Roma, e ha atteso l'arrivo della spedizione ma non arrivava niente. Sono trascorsi i primi giorni e poi diverse settimane ma le mascherine non sono mai state consegnate.

A quel punto ha presentato una denuncia in Procura con l'accusa di truffa e, a margine delle indagini, il pubblico ministero Simona Gentile ha puntato sull'archiviazione sostenendo che non vi fossero i presupposti per esercitare l'azione penale e che la questione era più di natura civilistica. Il farmacista una volta che ha ricevuto la notifica, ha presentato una opposizione all'archiviazione. Una volta che si concluderà l'udienza davanti al gip, il magistrato deciderà se disporre nuovi accertamenti, archiviare oppure puntare sull'imputazione coatta. Le indagini erano scattate a seguito della denuncia presentata nel marzo del 2020 durante il primo periodo della pandemia. A quel tempo le mascherine erano arrivate a costare anche 12 euro l'una, una cifra elevata perchè all'epoca non si trovavano più e c'era una grandissima richiesta.

L'azienda di Roma si era fatta avanti per la fornitura assicurando la consegna in tempi stretti ma prima doveva essere pagata la merce. All'inizio il farmacista ha pensato ad un errore, poi ha cercato di contattare l'azienda. «Sì guardi non si preoccupi, questione di giorni e sicuramente arriverà tutto, stia tranquillo». E invece niente. Nonostante le telefonate le mascherine richieste non sono arrivate fino a quando a quell'utenza telefonica non ha risposto più nessuno.
A distanza di due anni adesso il caso è finito in Tribunale. Per la Procura non ci sono gli estremi per il processo, il farmacista che ha pagato le mascherine invece si sente vittima di una truffa e chiede giustizia. In quei giorni, quando si era diffusa la pandemia, la situazione era difficile da gestire e proprio come sta accadendo adesso ma in questo caso per i tamponi, si creavano lunghe file per comprare le mascherine, da quelle chirurgiche, a quelle FFP2. La parola adesso al gip.