Quell'area demaniale era destinata al luna park da quasi 40 anni. I Suffer la difendevano, ormai, quasi come fosse cosa loro. Occupandola, ha poi scoperto la guardia costiera, senza titoli, o istruttorie carenti. Sempre rinviata negli anni, inoltre, l'applicazione della delibera del 2010 che trasferiva le giostre in un'area adiacente allo stadio Colavolpe, in periferia. Ci è voluto il sequestro di piazzale Stella Polare del 2020 da parte del tribunale a determinare, l'estate scorsa e non senza mugugni, il trasferimento a Borgo Hermada. Ma è nell'estate del sequestro operato da polizia e guardia costiera che si cristallizzano i fatti che hanno portato venerdì scorso all'arresto di Emiliano Suffer, 47enne di Colleferro che con l'omonima famiglia dà il nome al luna park. L'idea di non poter montare, e dunque lavorare, lo mandati in tilt, a giudicare dai modi spicci e dalle minacce riportate nell'ordinanza del gip, capaci di intimorire un dirigente del Comune che non poteva rilasciare l'autorizzazione. Decide anche di chiedere un incontro ufficiale al comandante dell'ufficio circondariale marittimo Emilia Denaro e presentarsi con il "dono" di 34 biglietti gratis per il circo, che oggi fanno ipotizzare all'accusa un tentativo di corruzione. Ma non solo. La procura di Latina, nel corso di intercettazioni relative ad altro procedimento, sempre legate a indagini attivate sull'amministrazione comunale di Terracina, si è imbattuta in una telefonata dell'attuale indagato all'allora assessore al Demanio Gianni Percoco. «Viè n'attimo qua, viè n'attimo qua che succede un guaio oggi, te lo dico io… nun me va de fa casini però me devono fa lavorà… allora se vieni qua mi devono risolvere la pratica, tu sei l'assessore nostro e devi sta qua… se no dimme te che devo fa io, acchiappo e li butto giù dalla finestra e ci metto 5 minuti eh… denuncio tutto il comune, denuncio tutti gli assessori compresi». Questo il tenore della telefonata ricevuta dall'assessore, che non è chiaro se deciderà o meno di denunciare l'accaduto. Di certo mostra di temere ritorsioni quando parla del fatto al sindaco Roberta Tintari, invitandola a restarne fuori: «Speriamo che non me danno fuoco alla barca, che c…. devi fa?. Ah, che c… di guaio».