La misura del carcere è proporzionata alla condotta posta in essere dall'indagato. Lo sostiene nell'ordinanza di custodia cautelare il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario, che ieri ha interrogato Antonino Zappalà, 43 anni, accusato di aver percosso e ucciso la madre della compagna al termine di una lite avvenuta nella casa dove la donna viveva insieme alla figlia e al genero in via Casorati.

Nel corso dell'interrogatorio di convalida l'indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha scelto la strada del silenzio. In base ai riscontri della Polizia, Nadia Bergamini, 69 anni, è stata colpita da pugni e schiaffi e ha riportato - come è emerso nell'inchiesta - delle ferite sul viso compatibili con una aggressione e un vasto ematoma. La tragedia si è consumata nel giro di poco tempo: la donna, trovata agonizzante dalla figlia rientrata a casa, era a terra e subito è scattato l'allarme, è stata portata al Santa Maria Goretti dove i medici hanno provato ad operarla, ma per Nadia non c'è stato niente da fare.

Il gip, nel provvedimento cautelare che lascia in carcere il 43enne, contesta l'aggravante di aver cagionato la morte della donna che era in una situazione di evidente debolezza, era infatti disabile e su una sedia a rotelle. Nel corso delle indagini gli agenti di Squadra Volante e Squadra Mobile hanno sequestrato anche degli abiti all'uomo con delle tracce ematiche riconducibili a quello che è avvenuto tra le mura domestiche. Il dramma nell'appartamento di via Casorati ha lasciato senza parole familiari e amici: all'improvviso la situazione è esplosa e nessuno immaginava ad un epilogo così drammatico. Una volta portata in ospedale è emerso che le ferite della donna non potevano essere compatibili con una caduta accidentale dalla sedia a rotelle ma con delle percosse. E' per questo motivo, anche alla luce di una testimonianza che fino a questo momento si è rivelata decisiva, che l'attenzione investigativa si è concentrata sul genero e nel giro di poche ore i detective, coordinati dal Questore Michele Maria Spina, hanno arrestato il presunto responsabile della morte di Nadia. Mistero fitto sul movente, questa mattina intanto il pubblico ministero Marco Giancristofaro affiderà l'incarico al medico legale Gianluca Marella per l'autopsia che sarà determinante per capire le precise cause del decesso, compatibili con delle percosse e l'aggressione contestata dagli inquirenti. Dagli accertamenti è emerso che in passato ci sarebbe stato qualche attrito e qualche momento di tensione tra Antonino e la suocera come può capitare in qualsiasi contesto familiare, ma nulla che lasciava presagire invece ad una tragedia del genere e di queste proporzioni. Non è escluso che la vittima mentre era sola in casa con il genero abbia chiesto qualcosa e a quel punto tutto questo potrebbe aver fatto da detonatore per provocare una reazione tanto inaspettata quanto violenta. Dopo che sarà eseguita l'autopsia, la salma sarà dissequestrata e affidata ai familiari per i funerali. La famiglia di Nadia era molto conosciuta e apprezzata in città. «Gente che ha sempre lavorato onestamente», è il commento di molte persone, la figlia insieme al compagno lavoravano in un bar sul Lungomare di Latina.