Si sono presentati come un avvocato e il suo autista, conquistando la fiducia di una donna invalida e dell'anziana madre ma invece di gestire i conti hanno prosciugato il loro patrimonio, facendosi addirittura consegnare la fede nuziale. Atti compiuti a danno di due soggetti deboli, incapaci di provvedere ai propri interessi.
Per questo motivo il 49enne Massimiliano Visca e il 25enne Loris Calicchia, entrambi della provincia di Frosinone, sono stati rinviati a giudizio perché ritenuti presunti responsabili della circonvenzione d'incapace aggravata nei confronti di una 62enne residente a Cori e della madre, classe 1932.
I fatti risalgono infatti al 2017 quando i due, qualificandosi come un avvocato e il suo collaboratore, si erano proposti per gestire il patrimonio delle donne. Ma approfittando dello stato di infermità e di totale invalidità civile della 59enne e dell'età avanzata dell'anziana madre, hanno prosciugato totalmente i risparmi di una vita, azzerando la liquidità e portando via oltre 110 mila euro. Un disegno architettato tramite l'emissione di vaglia postali non trasferibili da 45 mila euro e 20 mila euro incassati da Visca, ai quali si aggiungono ricariche e prelievi di contanti per un valore complessivo di 44 mila euro tramite una carta Postamat intestata alla donna ma rinvenuta nella disponibilità (e poi sequestrata) del 49enne di Monte San Giovanni Campano. A ciò bisogna poi aggiungere la consegna di un carnet di assegni, il rilascio di una procura notarile sempre a Visca per consentirgli la gestione economica del patrimonio delle vittime, oltre all'apertura di un conto corrente a nome dell'anziana madre in una filiale di Sora con il rilascio di una delega a operare. Addirittura la donna ultraottantenne aveva consegnato anche una fede nuziale a dei gioielli all'uomo, arrivando ad indebitarsi e a chiedere un prestito di 1600 euro da consegnare al suo legale di fiducia per «sbloccare i suoi conti correnti».