Ha deposto un ufficiale dei carabinieri che aveva coordinato le indagini ieri mattina in Tribunale nel processo per il riciclaggio delle supercar rubate in Italia e che poi finivano in Spagna e in Africa.
In aula davanti al Collegio penale presieduto dal giudice Gian Luca Soana e al pubblico ministero Martina Taglione è stato il turno del maggiore Camillo Meo, che si era occupato dell'operazione X6 condotta dai carabinieri del Comando Provinciale di Latina, che aveva portato a indagare nove persone per riciclaggio, truffa e ricettazione, destinatarie di provvedimenti restrittivi firmati dal gip, all'epoca dei fatti Mara Mattioli, su richiesta del pm Raffaella Falcione. L'ufficiale dell'Arma durante la sua deposizione ha ricostruito tutta l'inchiesta.


I fatti contestati erano avvenuti nell'aprile del 2010 nel corso di una attività che aveva portato al sequestro di un ingente quantitativo di droga (ben otto chili), in una Bmw X6 clonata. La vettura infatti aveva lo stesso numero di targa di un'auto di un imprenditore di Ascoli Piceno. A destare sospetti agli investigatori era stata proprio la fiammante auto, parcheggiata in modo insolito nella zona del centro commerciale Latina Fiori, in via Rubicone. In quella circostanza un disabile aveva contattato i Carabinieri perchè il suv ostruiva un passaggio. Il ritrovamento di oltre otto chili di hascisc all'interno aveva portato ad aprire nuovi scenari investigativi. Gli accertamenti avevano indirizzato le indagini a ricostruire un giro di auto tra Bmw, Mercedes e Range Rover clonate destinate all'estero. Le vetture partivano da Civitavecchia verso la Spagna e finivano sul mercato africano.