«Mia figlia è morta a causa del tardivo ricovero in ospedale. Se fosse stata curata prima, ovvero da quando si era manifestata la malattia, adesso sarebbe viva». Lo sostiene Paola Ciccone, mamma di Adriana Tanoni, la 28enne di Aprilia - all'ottavo mese di gravidanza - deceduta il 20 gennaio presso il reparto Covid dell'ospedale Umberto I a causa di una polmonite interstiziale da SarsCov2.

Pochi giorni prima del decesso la ragazza ha dato alla luce un bambino nato prematuramente, attualmente ricoverato nel reparto di neonatalogia del Policlinico di Roma che «sta meglio, non è in pericolo di vita ma purtroppo non potrà conoscere sua mamma», ha confermato la nonna. I genitori di Adriana hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma che ha aperto un'inchiesta contro ignoti per omicidio colposo: toccherà agli inquirenti ricostruire i fatti. La denuncia depositata dall'avvocato Sebastiano Russo si concentra sul trattamento che sarebbe stato riservato alla ragazza di Aprilia dal personale medico e paramedico. «E' stata rifiutata da tre ospedali - ha proseguito la mamma di Adriana - dal Policinico Umberto I, dal Gemelli e dall'ospedale dei Castelli nonostante fosse incinta, avesse la febbre, la tosse e col passare dei giorni sempre maggiori difficoltà a respirare. I medici non hanno voluto ricoverarla. All'ospedale dei Castelli quando sono arrivata l'ho trovata all'esterno della struttura, seduta su un gradino, al freddo. Come si può fare questo ad una ragazza col Covid in gravidanza? Quando stava ulteriormente peggiorando abbiamo chiamato l'ambulanza e i sanitari hanno deciso di lasciarla a casa dopo averla visitata in giardino, su una sedia. Una volta ricoverata, poi, non le sono state fatte cure adeguate. Chiedo giustizia per quello che è accaduto perché se ci fosse stato un intervento come andava fatto non sarebbe finita in questo modo».

Adriana non era vaccinata. Non lo sono né la mamma, né il papà, né il compagno. «Mia figlia aveva chiesto alla ginecologa se fosse il caso di vaccinarsi e le è stato consigliato di non farlo e di attendere il parto. Io e mio marito non siamo vaccinati perché aspettavamo di farlo insieme ad Adriana. Non siamo una famiglia no vax, ma volevamo vaccinarci insieme a lei. Se mia figlia fosse stata curata nei tempi giusti sarebbe ancora viva anche se non era vaccinata».
Ormai è tardi per dirlo. Ma forse il vaccino una mano avrebbe potuto darla ad Adriana per difendersi dalla forma grave della malattia che l'ha portata alla morte.

«Non respiro, mi sento morire»: I messaggi della ragazza alla madre durante la degenza al Policlinico. «Chiamate e fatemi trasferire»
Nell'esposto presentato dai genitori di Adriana Tanoni alla Procura della Repubblica di Roma viene indicato il percorso ad ostacoli affrontato dalla ragazza di Aprilia prima di essere ricoverata ma anche il periodo della degenza all'Umberto I di Roma, dove la ragazza è morta il 20 gennaio. Alla denuncia contro ignoti per omicidio colposo presentata dall'avvocato Sebastiano Russo sono stati allegati i messaggi che la 28enne di Aprilia ha mandato al medico curante (durante il periodo precedente alla degenza) ma anche quelli inviati alla mamma mentre era ricoverata nel reparto Covid del Policlinico. «Mamma aiuto, non respiro, mi sento morire», ha scritto Adriana la mattina dell'11 gennaio. E ancora «Sto male, ho paura. Queste crisi respiratore me le porto avanti. Mamma prega per me», ha confessato la giovane incinta che l'11 gennaio ancora portava in grembo il bambino. E la sera dello stesso giorno ha aggiunto: «Non ci sono dottori qui, il campanello non funziona, non viene nessuno». E il giorno successivo «Chiedete il trasferimento, qui non sono capaci, chiamate al Gemelli domani all'alba, raccontate quello che succede».

Messaggi allegati all'esposto presentato dall'avvocato Russo. «Gli ultimi scritti di Adriana tratteggiano un quadro assolutamente sconfortante - ha sottolineato il legale della famiglia - Caratterizzato dalla più totale assenza di umanità per le sorti di una giovane paziente impaurita, di una madre di una bambina di soli due anni, in attesa del suo secondo figlio, giunta in condizioni talmente critiche che di lì a breve avrebbero imposto la decisione di far nascere prematuramente il proprio figlio».
Il 13 gennaio Adriana Tanoni viene anestetizzata e intubata, le verrà praticato il parto cesareo per far nascere il bambino, lei non si sveglierà più.