La famiglia di Adriana Tanoni, la ragazza deceduta il 20 gennaio presso il reparto Covid dell'ospedale Umberto I a causa di una polmonite interstiziale da SarsCov2, vuole rintracciare un dipendente dell'ospedale dei Castelli romani che avrebbe visto e cercato di assistere la 28enne di Aprilia durante l'attesa di un ricovero che non è mai avvenuto. Un "testimone" che si sarebbe accorto della gravità dello stato di salute della giovane, all'ottavo mese di gravidanza, che attendeva un intervento dei sanitari «seduta su un gradino all'esterno del Noc di Ariccia», ha sottolineato la mamma di Adriana. «Nello specifico stiamo parlando di quanto accaduto il 4 gennaio - ha sottolineato l'avvocato Sebastiano Russo che ha presentato in Procura la denuncia per omicidio colposo contro ignoti - Quel giorno Adriana, dopo aver richiesto l'intervento del 118, è stata trasportata al Noc di Ariccia, struttura sanitaria che si è rifiutata di accettarla e ricoverarla. Quel giorno la povera ragazza è stata lasciata all'esterno della struttura nonostante fosse positiva, con febbre, tosse, difficoltà a respirare e alla 30esima settimana di gestazione. Dopo che le è stato impedito l'accesso, Adriana si è accasciata su uno degli scalini in attesa dell'arrivo dei familiari. Stiamo parlando di un rifiuto di assistenza sanitaria. Un rifiuto che ha attirato l'attenzione di un dipendente dell'ospedale - ha aggiunto il legale della famiglia - La sorella ha riferito come questa persona, non è ben chiaro se si trattasse di un portantino o di un infermiere, accortasi dello stato di salute della ragazza, abbia cercato di sincerarsi delle sue condizioni, chiedendole come mai fosse lì. Ed ha anche tentato di aiutarla a trovare una sistemazione migliore rispetto ad un gradino, sollecitando l'arrivo di una barella o almeno di una sedia. Chiediamo a questa persona di farsi viva per aiutarci a fare giustizia sulla morte di Adriana. Facciamo un appello a questuomo affinché si faccia avanti confermando quella circostanza e aiutando le indagini e fare chiarezza sul negato accesso alle cure di cui è stata vittima Adriana».