Per anni i Comuni sono stati accusati, più o meno a ragione, di disseminare il loro territorio di autovelox per fare cassa e pagare servizi, più spesso coprire sprechi. Che sia stato più o meno ingiusto lo hanno indicato alcuni dati del tutto sfasati. Ma da due anni la musica è cambiata e gli enti locali debbono comunicare al Ministero dei trasporti l'ammontare totale degli incassi dalle sanzioni per violazioni del codice della strada, poiché su quell'ammontare va calcolato un 50% di storno che deve obbligatoriamente essere destinato alla manutenzione e alla sicurezza delle strade, se possibile anche a campagne di informazione contro gli incidenti. Ebbene un gruppetto di amministrazioni locali ha dribblato anche quest'ultima norma. E adesso sono finite in una sorta di lista dei furbetti pubblicata dallo stesso Ministero. Le regole circa la trasparenza degli incassi delle multe, che non sono solamente quelle da autovelox, ma anche da controllo del rispetto dei semafori e divieti di sosta, sono state modificate con un decreto del febbraio 2020. All'articolo 1 di quel decreto si enuncia l'obbligo per gli enti locali a trasmettere annualmente – entro il 31 maggio – «i dati relativi ai proventi di propria spettanza» circa le multe dell'anno precedente. In quella comunicazione dovrebbero essere presenti tutti i dati relativi ai proventi dell'anno precedente, le informazioni generali, l'entità dei proventi e i dettagli relativi alle destinazioni dei proventi relativi alle violazioni dei limiti di velocità. Dal report effettuato sulla base delle comunicazioni per l'anno 2021 e relative ai proventi del 2020 mancano alcuni Comuni che puntano molto delle loro entrate sulle sanzioni per violazioni al codice, specie per l'installazione di autovelox sia fissi che mobili.

Gli inadempienti sono Aprilia, Cisterna, Cori, Roccamassima, Bassiano, Priverno, Prossedi, Roccasecca dei Volsci, Campodimele, Spigno Saturnia, Minturno, Castelforte, oltre alle due isole di Ponza e Ventotene.

Va fatta una distinzione all'interno del gruppo degli inadempienti, poiché alcuni piccoli centri, quali Bassiano, le isole e Campodimele non hanno rilevatori di velocità e gli unici proventi derivano dai divieti di sosta o altre infrazioni fisse, pertanto l'ammontare degli introiti è molto basso. Le cose cambiano per i Comuni che affacciano sulle grandi arterie di comunicazione regionali sulle quali installano rilevatori automatici della velocità e del controllo dei semafori, apparecchiature dalle quali deriva un volume finanziario di sanzioni molto alto, il quale potrebbe, oggettivamente, fare la differenza sulle somme da investire per la prevenzione e la sicurezza delle strade, soprattutto per quanto riguarda la manutenzione che resta una voce carente su tutto il territorio provinciale.

Tra i Comuni che usufruiscono delle rilevazioni automatiche fisse e mobili sulle strade regionali (Appia, Monti Lepini e 630, Pontina) ci sono Minturno, Spigno Saturnia, Aprilia, Priverno, Prossedi. Per tutti manca la rendicontazione delle multe del 2020, un anno che tutto sommato è rimasto «segnato» dalla pandemia e dal netto calo degli incassi anche derivanti dalla sanzioni per violazione delle norme del codice stradale. La mancata rendicontazione per ora non comporta conseguenze particolari ma i centri richiamati all'ordine dovranno in qualche modo giustificare l'ammontare delle spese per la manutenzione sulle quali ci sarà un riscontro per quel che concerne l'entità. Il fine è quello di verificare se l'investimento per l'obiettivo prefissato dalla legge sia stato rispettato oppure no. Bisogna anche aggiungere che di frequente le amministrazioni locali utilizzano l'ammontare delle multe e il relativo incasso previsto per bilanciare le spese, a prescindere da quanto entrerà effettivamente nelle casse dell'ente. In media circa un terzo delle multe elevate non viene incassato per diverse ragioni burocratiche e amministrative.