A distanza di quasi nove anni dai fatti contestati sono stati assolti perchè il fatto non sussiste ed escono definitivamente di scena. E' quello che ha deciso ieri il giudice monocratico Francesco Valentini nei confronti dei titolari di una azienda agricola, un uomo e una donna, finiti sul banco degli imputati per la morte di un indiano. Ieri si è svolto l'ultimo atto del processo e al termine della sua requisitoria, il pm ha chiesto la condanna a due anni di reclusione, mentre la difesa, rappresentata dagli avvocati Carla Bertini e Angelo Fiore, ha chiesto l'assoluzione. Una tesi che è stata accolta. La parte civile era rappresentata dagli avvocati Odoardo Redaelli Spreafico e Antonio Di Pasqua del Foro di Milano e Brescia, sostituiti ieri dall'avvocato Marcello Montalto. I due imputati erano stati indagati a seguito degli accertamenti condotti dal Procuratore Aggiunto dell'epoca Nunzia D'Elia per la morte di un uomo, Pal Singh, un bracciante agricolo di origine indiana di 44 anni, impegnato nelle serre dell'Agro Pontino. Gli inquirenti avevano contestato l'imperizia e la negligenza per le incombenze connesse alle proprie funzioni della vittima. Come sottolineato nel capo di imputazione: «Hanno permesso al loro dipendente affetto da una miocardiopatia sclerotica non grave ma degna di rilievo clinico di esercitare il lavoro di bracciante agricolo senza limitazioni funzionali».

Ma nessuno era a conoscenza della patologia di cui soffriva l'uomo ha sostenuto la difesa in aula. Sempre in base a quanto contestato dalla pubblica accusa, i due imputati «hanno anche determinato una serie di causali antecedenti necessari all'infortunio mortale del lavoratore che mentre si trovava sul cofano del trattore per la messa in opera dei teli nella serra a seguito di un forte boato e di una forte luce, causato da un fulmine cadeva a terra». Subito dopo il decesso: «per una acuta insufficienza cardio circolatoria, secondaria ad un disturbo improvviso insorto in una persona affetta da una cardiopatia sclerotica», era la conclusione a cui era arrivata la Procura. Sul corpo non erano state riscontrate bruciature.
Il dramma era avvenuto l'otto ottobre del 2013 alla periferia di Latina.. Per conoscere le motivazioni della sentenza ci vorranno 90 giorni.