L'inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Roma sulla morte da Adriana Tanoni, la 28enne di Aprilia deceduta il 20 gennaio presso il reparto Covid dell'ospedale Umberto I a causa di una polmonite interstiziale da Covid-19, "purtroppo ha preso una strada ben delineata", ha sottolineato l'avvocato Sebastiano Russo. Il pubblico ministero Pietro Pollidori non ha riscontrato alcuna responsabilità (per mancato ricovero) da parte degli operatori sanitari del Gemelli, del Policlinico Umberto I e del Noc di Ariccia, strutture dove la ragazza si sarebbe diretta nei giorni precedenti al 7 gennaio (data del trasferimento dal Goretti all'Umberto I per il ricovero). «Al Gemelli e al Policlinico non c'è traccia di triage, mentre all'ospedale dei Castelli (esiste un triage, ndr) dichiarano di aver chiamato Adriana, dopo averla fatta attendere, ma lei era andata via. Versione - ha aggiunto il legale - che non combacia con le testimonianze della famiglia». Ci sarebbe, invece, materiale sul quale continuare ad indagare per quanto successo il 5 gennaio, quando Adriana ha chiamato il 118: l'ambulanza è arrivata a casa della ragazza (dove viveva con il compagno, la figlia e i genitori) ad Aprilia. Stando alle testimonianze dei familiari gli operatori non avrebbero ritenuto necessario il trasporto in ospedale. Sull'accaduto, adesso, indagherà la Procura di Latina: gli atti da piazzale Clodio sono stati trasferiti in via Ezio.

Intanto, purtroppo le condizioni di salute del piccolo Noah (dopo aver superato il periodo post-parto nella terapia intensiva neonatale, assistito con la ventilazione meccanica) sono peggiorate nelle ultime ore a causa di un'infezione che ha reso necessaria un'urgente trasfusione di sangue. Le condizioni di salute del bimbo messo al mondo prematuramente - con parto cesareo - da Adriana non sono più rassicuranti come qualche giorno fa. «Ci hanno chiamato dall'ospedale per informarci di un'infezione e dell'avvenuta trasfusione di sangue, altro per adesso non sappiamo - ha sottolineato la famiglia di Adriana - Siamo molto preoccupati».