Approdano davanti al Tribunale amministrativo mercoledì i ricorsi dei medici no vax con i quali vengono impugnati gli atti della Asl.
Le contestazioni sono di due diverse tipologie perché puntano all'annullamento di diverse fasi delle procedure seguite dall'Azienda. I ricorrenti al momento sono quattro, di cui due già destinatari del provvedimento di sospensione, mentre negli altri due casi viene impugnato l'avviso di accertamento sul mancato adempimento all'obbligo vaccinale. C'è poi un terzo fronte e riguarda le sospensioni dell'esercizio della professione con apposizione della causa ostativa all'albo provinciale. Per questa ragione nei ricorsi viene chiamato in causa, oltre all'Azienda sanitaria di Latina, anche l'Ordine dei Medici che si è costituito nel giudizio per il tramite dell'avvocato Leonardo Gnisci. Va detto che per due volte lo stesso Tribunale amministrativo ha respinto la richiesta di una pronuncia immediata tramite decreto del presidente, che era stata avanzata per il «pericolo imminente» di una perdita dello status di medico. Nella memoria difensiva l'Ordine dei Medici sostiene che è stata applicata la legge sull'obbligo vaccinale per la permanenza nelle liste, in specie l'articolo 4, comma 7, del decreto legislativo numero 44 del 2021. Per altro verso si chiede di annullare gli accertamenti, atti propedeutici alla sospensione vera e propria. Si tratta di un passaggio di verifica della omissione dell'obbligo vaccinale nel quale la Asl chiede i certificati di vaccinazione. Le istanze di emissione di un decreto volto a bloccare subito i provvedimenti della Asl sono state fin qui respinte perché i giudici non hanno ritenuto urgente e causa di vulnus irreparabile la decisione della Asl. Sul tavolo si gioca una partita circa la legittimità delle decisioni assunte verso i medici no vax e richiama una sentenza dello stesso Tribunale di Latina emessa prima della pandemia a seguito del ricorso dei genitori di una bambina non ammessa alla scuola dell'obbligo in quanto non sottoposta ai vaccini di prevenzione, senza cause giustificative. Il concetto viene richiamato anche negli ultimi ricorsi: in mancanza di cause che giustifichino la mancata vaccinazione, tutte previste dalla legge, è impossibile mantenere il personale sanitaria nella posizione pregressa e anche nella condizione che autorizza l'esercizio della professione medica.