Stroncato da un malore all'età di 76 anni, è morto stamattina Antonio Ciarelli, capostipite di una delle famiglie che hanno segnato la storia criminale della città di Latina negli ultimi decenni. Proprio per questo, la Questura del capoluogo pontino sta valutando una serie di prescrizioni per il funerale in programma nei prossimi giorni, disposizioni che ruoteranno attorno a una serie di divieti volti a impedire eventuali solenittà del corteo funebre e altre forme di spettacolarizzazione della cerimonia religiosa che rischierebbero di trasformarsi in manifestazioni di potere.

Il capo famiglia di quello che diverse inchieste tratteggiano come un clan, era finito al centro di un'indagine patrimoniale che ha portato alla confisca di un impero immobiliare milionario, costruito con i frutti delle attività illecite che hanno contribuito ad accrescere la forza dell'intero gruppo familiare. Un potere, quello consolidato dai figli Carmine, Ferdinando e Luigi, che ha conosciuto la sua massima espressione con l'escalation di vendette sanguinarie del 2010, scaturite dal tentato omicidio dello stesso figlio Carmine nel quartiere Pantanaccio, fino a quel momento considerata una roccaforte inviolabile. Un potere criminale che le successive operazioni di polizia hanno contrastato con decisione, anche attraverso l'esecuzione della lunga serie di confische patrimoniali divenute nel frattempo irrevocabili.