Inizierà il 17 maggio a Latina il processo dell'operazione Scarface, dove nei confronti di alcuni componenti del clan Di Silvio viene contestata l'associazione per delinquere con l'aggravante delle modalità mafiose. Una volta depositate le motivazioni da parte del Tribunale del Riesame, i pm titolari dell'inchiesta Luigia Spinelli e Corrado Fasanelli hanno tirato le somme della maxi indagine. Gli accertamenti coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia hanno consentito di accertare che tramite la forza di intimidazione, i Di Silvio volevano controllare gli affari illeciti a Latina. Erano state 33 le misure restrittive eseguite, la maggior parte dei provvedimenti (27) avevano portato gli indagati in carcere, mentre gli altri agli arresti domiciliari. L'impianto dell'inchiesta aveva tenuto in sede di Riesame per la maggior parte degli imputati mentre per altri era arrivata la scarcerazione. A vario titolo sono ritenuti i presunti responsabili di aver costituito e organizzato un'associazione di stampo mafioso finalizzata al traffico e allo spaccio di droga. Per alcuni imputati vengono contestate anche le estorsioni ai danni di alcune attività commerciali, tra le quali dei ristoranti, «avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva», aveva messo in luce il giudice nel provvedimento restrittivo.