Doppio accertamento tecnico irripetibile nell'inchiesta sull'omicidio avvenuto a Borgo Montello lo scorso 30 ottobre in cui era stato ucciso da un gruppo di connazionali, Jagsheer Sumal Sing, 29 anni un bracciante agricolo indiano. Nei giorni scorsi sono iniziate le operazioni peritali a Roma e a Napoli per isolare alcune tracce sulla scena del crimine e sui vestiti degli indagati, in questo caso per trovare eventuali tracce di polvere da sparo. Nei laboratori della Polizia Scientifica di Roma sono state esaminate le macchie di sangue trovate sia nel casolare di campagna di Borgo Montello dove il 29enne è stato ucciso che all'esterno dell'abitazione: sul pavimento di un terrazzo che si affaccia su un cortile. L'obiettivo è di risalire a chi corrispondano. L'altro accertamento tecnico irripetibile invece si è svolto sui vestiti delle persone finite sotto inchiesta.


Come hanno riferito diversi testimoni, prima dell'omicidio dal gruppo di indiani che si è reso protagonista di una spedizione punitiva qualcuno ha aperto il fuoco probabilmente a scopo intimidatorio. Sono stati diversi i colpi esplosi - come accertato dagli investigatori della Squadra Mobile - in un secondo momento l'azione si è spostata oltre che all'ingresso dell'abitazione anche all'interno dove la vittima stava festeggiando la nascita del figlio.
Il principale indagato è Jwan Singh, ritenuto il capo carismatico di quell'assalto a colpi di mazze e armi, è difeso dagli avvocati Coronella e Palmieri che nel frattempo hanno presentato ricorso in Corte di Cassazione avverso il diniego del Tribunale del Riesame che ha lasciato inalterate le esigenze cautelari e l'impianto accusatorio.
Sotto indagine sono finiti anche altri indiani accusati del reato di lesioni e che quella sera avrebbero ricevuto gli ordini da Jwan Singh. Alcune persone presenti sulla scena del crimine e che hanno assistito al massacro, hanno riferito che alcuni indagati avrebbero detto. «Ora chi dobbiamo ammazzare?».

La vittima era stata ferita a colpi di bastone in diverse parti del corpo ed era stata trasportata al Santa Maria Goretti in condizioni gravissime, dopo alcune ore era morta. Il movente per gli inquirenti sarebbe riconducibile alla volontà del gruppo capeggiato da Jwan di imporsi con la forza nella comunità indiana.


Il presunto responsabile dell'omicidio è indagato insieme sempre agli stessi connazionali arrestati dalla Squadra Mobile, in una altra inchiesta in questo caso condotta dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia relativa ad una serie di pestaggi avvenuti tra Aprilia e Latina a partire dal maggio del 2020. Nei giorni scorsi il pubblico ministero Daria Monsurrò, ha esercitato l'azione penale e nei confronti degli indagati ha chiesto il giudizio immediato.
E' emerso che le vittime che volevano denunciare gli episodi di violenza rischiavano pesanti ritorsioni e in alcuni casi erano state minacciate. «O ritratti oppure sono guai».
Secondo gli investigatori l'omicidio del giovane bracciante agricolo è stata un' azione altamente dimostrativa per lanciare un forte segnale a tutti.
Adesso le indagini percorrono il binario scientifico con gli accertamenti tecnici.