Manca solo l'ufficialità, una menzione tra gli atti di un'inchiesta collegata, ma è ormai chiaro che Ferdinando Ciarelli detto Furt, 59 anni da compiere, abbia deciso di non portare avanti l'intenzione di collaborare con la giustizia dopo avere condiviso, insieme al genero Andrea Pradissitto che invece ha proseguito, i contatti iniziali con i magistrati della Procura Antimafia. La circostanza è emersa in maniera indiretta con le più recenti inchieste sostenute dalle dichiarazioni dei pentiti, visto che finora è comparso soltanto il più giovane dei due esponenti del clan di Pantanaccio, ma tra gli addetti ai lavori è ormai una certezza, come del resto negli ambienti della mala latinense.


Stando a quanto è emerso finora, sarebbe stato Andrea Pradissitto a cercare un contatto con la Polizia per avviare il dialogo con gli uffici romani della Direzione Distrettuale Antimafia, e lo avrebbe fatto a nome di entrambi, ovvero chiamando in causa anche il suocero Ferdinando. È quanto avvenuto nei mesi seguenti agli arresti, di un anno fa circa, per l'omicidio di Massimiliano Moro del gennaio 2010. Proprio Pradissitto e Furt Ciarelli, il primo reduce all'epoca da un periodo di semilibertà dopo la lunga detenzione per l'escalation di vendette di dieci anni prima e il secondo sempre ristretto per la stessa strategia della tensione, si erano visti notificare un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di omicidio premeditato con l'aggravante del metodo mafioso rispettivamente per avere partecipato al commando e pianificato la controffensiva dopo l'agguato costato il ferimento di Carmine Ciarelli la mattina stessa.

Insomma, un'accusa del genere, sostenuta dalle dichiarazioni di pentiti che hanno confermato la loro attendibilità un processo dopo l'altro, non lasciava intravedere alternativa al carcere a vita e questa prospettiva deve avere innescato una reazione in seno alla famiglia di Furt Ciarelli. Oltretutto i presupposti c'erano tutti affinché un personaggio come Ferdinando, di assoluto rilievo del clan di Pantanaccio, potesse voltare le spalle al resto della famiglia. In quel periodo si vociferava che ci fosse stata una spaccatura profonda tra lui e le famiglie dei fratelli. Fatto sta che dopo il passo in avanti compiuto da Andrea Pradissitto, sia lui che il suocero avevano avviato i contatti preliminari con i magistrati dell'Antimafia, con il trasferimento in località protette dei familiari che avevano aderito al programma di protezione. Tutti tranne venticinquenne Roberto, il figlio minore di Furt che attraverso i social si affrettò a smentire la notizia del doppio pentimento, continuando a battere la città per guadagnare il terreno lasciato libero dagli arresti eccellenti: una voracità, la sua, che nel frattempo lo ha fatto finire nel mirino degli inquirenti per una serie di feroci aggressioni tra i locali della movida.

Nel frattempo infatti era arrivato l'improvviso ripensamento di Ferdinando Ciarelli. Non se ne conosce il motivo, ma senza dubbio era una scelta radicale, troppo distante sul piano culturale e sociale per un personaggio come lui. In ogni caso non si è trattato di un doppio gioco del genero proprio perché i due avevano deciso inizialmente di intraprendere insieme lo stesso percorso. E le stesse dichiarazioni di Pradissitto vengono considerate genuine perché, sebbene si sia attribuito una partecipazione meno attiva nell'omicidio Moro e abbia persino tirato fuori il suocero dalla pianificazione della vendetta, comunque ha fornito una serie di rivelazioni che non risparmiano a entrambi da accuse importanti. Al suocero Ferdinando, nonostante il tempestivo ripensamento, resta il peso della responsabilità di avere sostenuto la scelta del genero.