Chili di cocaina, armi in quantità che passano di mano ovunque, linguaggio violento: non manca nulla della fiction sudamericana nell'ordinanza del gip di Roma che descrive minuziosamente il distaccamento di Anzio e Nettuno della locale di Santa Caterina d'Aspromonte. Solo che questa non è una serie tv, bensì la fotografia di un assetto criminale che contaminava la politica e le forze dell'ordine, seguiva gli appalti, sversava reflui industriali dentro la rete pubblica e trafficava in droga come se non ci fosse un domani. Per portarla dalla Colombia a Nettuno affittava camion destinati ufficialmente all'importazione di torba. In un caso è stata tracciata la costruzione di un natante per spostare 500 chili di coca. Tutto si muoveva nemmeno tanto sotto traccia, la locale di Anzio e Nettuno aveva rapporti di reciproco rispetto con Michele Senese, per esempio. E coperture dappertutto anche nei carabinieri. Tra gli indagati ci sono due militari dell'arma: Elia Rillo e Carmine Dell'Unto. Il primo secondo le contestazioni «ha fornito un costante contributo per l'operatività dell'associazione, mettendo a disposizione della stessa informazioni coperte da segreto ed utilizzate per eludere le investigazioni...». Si ritiene che a marzo 2018 il brigadiere abbia rivelato a Fabrizio Lorenzo l'esistenza di un'inchiesta su alcuni cittadini albanesi vicini a Salvatore Vetrano a sua volta vicino a Davide Perronace; il consiglio era quello di tenersi lontani dagli albanesi per evitare di restare coinvolti in una indagine sugli stessi albanesi, appunto. Rillo fu «convocato» diverse volte al cospetto del boss Davide Perronace, tramite il figlio di questi, Gabriele. Cosa voleva il «capo» della locale di ndrangheta? A Rillo e Dell'Unto che andarono a trovarlo a casa comunicò che intendeva continuare a vedere i familiari nonostante i divieti che gli erano stati imposti per la misura cautelare allora in essere. Anzi da allora Perronace avrebbe ottenuto controlli «più elastici». L'altro episodio incredibile riguarda il furto presso una pasticceria del posto, l'autore del blitz fu individuato e i due carabinieri ne indicarono l'identità al boss, il domicilio e l'ora in cui avrebbe potuto trovarlo per «punirlo». L'intervento era stato sollecitato a Perronace dalla moglie del pasticciere. Una rete di giustizia parallela che indica il punto più basso probabilmente raggiunto nel lasso di tempo preso in considerazione nell'inchiesta e che rappresenta una delle modalità simbolo utilizzate per accrescere il prestigio della «locale».