Infiltrarsi negli appalti pubblici pilotandone le assegnazioni era la seconda voce imprenditoriale della locale di ndrangheta descritta negli atti dell'indagine «Tritone». Ed è così illustrata dal gip che ha firmato le misure restrittive per 65 persone: «La penetrazione negli enti locali si é ulteriormente concretizzata con l'aggiudicazione degli appalti comunali, sfruttando i rapporti con i compiacenti esponenti degli organi comunali». In questo contesto Davide Perronace è l'anima imprenditoriale e la sua iperattività «nell'ambito degli appalti del Comune di Anzio è resa evidente da talune captazioni telefoniche riguardanti i suoi rapporti con il consigliere comunale Lauri Aristodemo (rieletto alle elezioni del 26.6.2018) e l'imprenditore Falchi Giovanni Giuseppe». Possibile che nessuno dei contatti, diciamo così, istituzionali ed economici si fosse accorto del calibro di Davide Perronace? Alcuni dati certi si ricavano dalla stessa inchiesta e sono illuminanti del contesto: «Immediatamente dopo l'esito della tornata elettorale del giugno 2018, è captata una conversazione di eccezionale rilevanza tra Perronace Davide e Perronace Gabriele nel corso della quale è reso palese il vantaggio di Perronace dall'elezione di Ranucci e De Angelis.... Egli pretendeva di aggiudicarsi gli appalti comunali al punto che, avendo percepito la resistenza di Ranucci nel procedere in tal senso, si adirava fortemente e preannunciava al figlio di chiamare direttamente il sindaco per risolvere la vicenda». Ecco cosa dice Perronace quando si arrabbia per il rischio di essere stromesso: «'A Pi' la ditta non è intestata a me, è intestata a mio nipote e pure se è intestata a me io faccio la gara d'appalto, prendo l'appalto e il lavoro lo faccio io e basta non ci stanno problemi capito? ... mo se è così chiamo a Candido e farlo venire qua perché se io mi sento preso per il culo diventa un macello diventa un casino... diventa proprio un casino... ‘sta cosa m'ha stranito proprio m'ha proprio stranito .. ».