Il pubblico ministero Luigia Spinelli ha chiesto la condanna a sette anni di reclusione per Giuseppe D'Alterio, detto ‘o marocchino, al termine di una lunga requisitoria che ha ricostruito la «caratura criminale» dell'imprenditore di Fondi e gli effetti che questa ebbe nella vicenda della concorrenza sleale esercitata col contestato metodo mafioso e relativa, nello specifico, alla società «La suprema».

Quest'ultima, all'esito dell'inchiesta Aleppo, fu posta sotto amministrazione giudiziaria ma il commercialista scelto dal Tribunale, Massimo Elesio Giordano, dopo una prima disponibilità a proseguire le attività da parte di alcuni vettori di Fondi, si trovò davanti un muro e fu costretto a gettare la spugna poiché tutti avevano paura di collaborare con l'amministratore in quanto D'Alterio si sarebbe vendicato. Non accettarono di lavorare con l'amministratore nemmeno coloro che vantavano crediti verso la società. Il clima di intimidazione e terrore è stato illustrato nei dettagli dal pm in aula ieri mattina e suffragato da numerose intercettazioni. In sostanza lo Stato fu costretto ad andare via da Fondi e tutto ciò è accaduto nel 2019.

Giordano, su autorizzazione del Tribunale, in quanto amministratore giudiziario è parte civile in questo processo, l'unica. Non c'è infatti nemmeno l'imprenditore concorrente, che si è ritirato per non subire ritorsione, dopo aver, in un primo momento accettare di effettuare l copertura di alcune tratte del trasporto di ortofrutta con La Suprema». Nessuno voleva usare quei camion che, alla fine, rimasero fermi sul piazzale e Giordano non potette fare altro che riferire di quella situazione al Tribunale, di fatto ritirandosi. «Giuseppe D'Alterio - ha detto il pm - aveva tutto l'interesse a che La Suprema non proseguisse l'attività». Non ci fu bisogno di minacce o violenze, bastò il nome di uno degli uomini più temuti del sud pontino, che ieri ha presenziato all'udienza per tutta la durata della requisitoria che contesta la concorrenza sleale nell'esercizio del commercio praticata con il metodo mafioso.

La parte civile, rappresentata dall'avvocato Andrea Malagoli, si è associata alla ricostruzione del pubblico ministero e l'udienza è stata rinviata al 6 aprile davanti al collegio presieduto dal giudice Gian Luca Soana per sentire l'arringa difensiva. La vicenda de La Suprema e la sconfitta dello Stato, per esso l'amministratore giudiziario, è stata oggetto di numerose interrogazioni parlamentari. Lo spaccato disegnato ieri nella requisitoria offre un'immagine nitida e terribile dell'economia del trasporto su gomma nonché del ruolo che ancora viene attribuito a D'Alterio, del quale è stato ricordato il peso che riveste nel complesso della geografia criminale; rispettato da tutti gli altri, in primis dai Di Silvio come emerge nei verbali e nelle dichiarazioni d'aula del pentito Agostino Riccardo. Inoltre a supporto della pesante richiesta di condanna è stato ricordato come la «professione» e il peso di Peppe ‘o marocchino siano gli stessi da anni. Il processo sud pontino è più o meno la fotocopia di quello corrente e dell'altro chiuso con prescrizione appena una settimana fa.