Un pianto, la commozione che prende il sopravvento e rappresenta la fine di tutto. Quando il giudice del Tribunale di Latina Mario La Rosa ha letto la formula di rito e ha detto la parola «assoluzione», hanno rivisto tutto quello che è accaduto da quasi sette anni a questa parte. Le indagini, le accuse, il processo. Tutto condensato in un flash. Escono di scena scrollandosi di dosso l'accusa di omicidio volontario aggravato. Resta il giallo e restano i dubbi sulla morte di Arrigo Casconi, 62 anni, ex maresciallo dell'Aeronautica.

Nel giugno del 2015 in un uliveto a Roccasecca dei Volsci furono ritrovati i resti del suo corpo e le indagini portarono a concentrare i sospetti nei confronti dei due imputati, indagati a piede libero e che ieri sono stati assolti: Augusto Casconi e Gaspare Caraffi, rispettivamente il fratello e il cognato dell' uomo che sembrava svanito nel nulla. «Per conseguire l'impunità distruggevano e sopprimevano il cadavere sottoposto a trattamenti chimici devastanti», era stata la prima ipotesi investigativa poi definitivamente caduta per gli elementi raccolti che hanno portato la stessa Procura a chiedere l'archiviazione. In un secondo momento il gip Giuseppe Cario aveva chiesto di riformulare le accuse e ieri si è svolto l'ultimo atto del processo.