Sono andati avanti per ore anche ieri gli interrogatori di garanzia per gli indagati nell'ambito dell'operazione "Dune", comparsi davanti al gip del Tribunale di Latina Giorgia Castriota. Tanto che l'ex sindaco Giada Gervasi, che avrebbe dovuto essere sentita nel pomeriggio di ieri, sarà ascoltata invece quest'oggi dal giudice per le indagini preliminari. Ad assisterla, l'avvocato Gianni Lauretti.

Anche ieri, come avvenuto nei precedenti interrogatori che si sono svolti lunedì e la scorsa settimana, erano presenti i pubblici ministeri Antonio Sgarrella e Valentina Giammaria. A essere sentiti sono stati: Angelo Mazzeo, appuntato dei carabinieri forestali assistito dall'avvocato Guido Calisi; Paolo Cassola, ex direttore dell'Ente Parco nazionale del Circeo assistito dagli avvocati Luca Giudetti e Luigi Giuliano; l'ex consigliere comunale di Sabaudia Sandro Dapit, assistito dall'avvocato Maurizio Forte; Giovanni Bottoni, ex funzionario presso il Comune di Sabaudia. Quest'ultimo, a quanto pare, si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. Per quanto riguarda le altre posizioni, invece, gli interrogatori sono andati avanti per circa due ore ciascuno. Gli indagati hanno infatti risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari e dei pubblici ministeri fornendo la propria versione dei fatti. Per quanto riguarda l'ex direttore del Parco, lo stesso ha risposto lungamente alle domande. Avrebbe sostenuto che gli affidamenti diretti, che sarebbero stati nella soglia prevista dalla norma vigente, fossero stati dettati dal requisito dell'urgenza legato alla necessità di non perdere i consistenti finanziamenti ottenuti dall'Ente nell'ambito di "Parchi x il Clima".

Per quanto riguarda la contestata partecipazione di tre ditte sia alla fase esecutiva che quella progettuale, avrebbe spiegato che era stato richiesto a suo tempo un supporto legale da fornire al rup rispetto alla possibilità di procedere o meno in quella direzione e il riscontro sarebbe stato positivo. L'ex consigliere Dapit ha risposto a tutti gli interrogativi che sono stati posti fornendo ai magistrati la propria versione dei fatti. Anche Mazzeo ha risposto alle varie domande poste. L'appuntato dei carabinieri forestali avrebbe negato ogni addebito spiegando che il contestato regalo di carne da parte di Stefano Malinconico non era legato al presunto procacciamento di lavori alla ditta di Malinconico, che si occupa di manutenzione del verde, bensì sarebbe da ricondurre a un mero rapporto d'amicizia. Per quanto riguarda la posizione di Malinconico, assistito dall'avvocato Amleto Coronella, il gip ha sciolto la riserva rispetto alle istanze della difesa e, revocando i domiciliari, ha disposto l'obbligo di dimora a Sabaudia. Adesso, conclusi gli interrogatori di garanzia, si aprirà un'altra fase: quella dei possibili ricorsi davanti al Tribunale del Riesame.